A Roma la fotografia di strada di Garrubba

Fino al 28 novembre, a Roma, è visitabile a Palazzo Merulana la mostra fotografica “Caio Mario Garrubba. FREElance sulla strada”. Garrubba (Napoli 1923 – Spoleto 2015) è stato uno dei più importanti fotoreporter italiani, curiosamente più conosciuto all’estero di quanto non fosse in Italia. La mostra, promossa dall’Archivio storico Luce / Cinecittà e curata da Emiliano Guidi e Stefano Mirabella, consta di 116 immagini, ed è parte del programma di “Roma Fotografia 2021 FREEDOM”, festival organizzato dall’associazione Roma Fotografia in collaborazione con Palazzo Merulana, Coopculture, Luce – Cinecittà, Stadio di Domiziano, Comitato Mura Latine, Bresciani Visual Art; con il sostegno della Regione Lazio, il patrocinio di Roma Capitale, promosso da Roma Culture.

Partendo dall’archivio di circa centomila immagini, frutto di un trentennio e più di carriera, i due curatori hanno rivolto la loro attenzione a quelle in bianconero (circa 60mila), tra le quali sono state poi selezionate le 116 esposte in mostra; in alcuni casi si tratta di stampe vintage, negli altri la stampa è stata affidata alle sapienti mani di Sergio Casella, dello storico laboratorio di stampa Fotosciamanna.

Garrubba è stato uno spirito libero, un fotografo innamorato dell’uomo e della strada, che ha sempre evitato di lavorare su commissione o alle dirette dipendenze di una rivista: era lui a scegliersi i temi da trattare, che poi sviluppava in totale autonomia, preoccupandosi solo dopo di vendere le fotografie. Questa autonomia e questa libertà gli hanno consentito, un decennio dopo l’altro, di esprimersi senza vincoli, mettendo a servizio della fotografia il proprio straordinario occhio di cui le immagini in mostra costituiscono un mirabile esempio. Dal Meridione alla Germania dell’Est, dalla Cina alla Germania Orientale, dal Brasile all’Unione Sovietica, dalla Polonia agli Stati Uniti: Garrubba ha fotografato la storia ed il suo svolgersi, sia cogliendo i grandi eventi sociali e politici, sia – ed era questa la sua dimensione d’elezione – volgendo il proprio sguardo a ciò che accadeva nelle strade. “Io vedo l’uomo così come è solo sulla strada”, soleva dire. Ed è nelle strade di tutto il mondo che noi, grazie alle sue immagini apparentemente semplici ma in realtà ricche di una grande complessità, possiamo oggi apprezzare la sua capacità di cogliere, senza speculazioni né falsi pietismi, quelle che erano le sofferenze, i dolori ed i disagi di chi viveva nella miseria o sotto il giogo di una dittatura.

I suoi lavori sono apparsi sulle più importanti testate del fotogiornalismo italiano e mondiale, da Il Mondo a l’Espresso, da Life a Der Spiegel. Silenzioso e taciturno, gran camminatore, scattava poche immagini, lontano dalla bulimia di tanti colleghi suoi contemporanei (per non parlar dell’oggi). “Ma non scarti troppe foto?”, gli diceva la moglie, Alla Folomietov, quando lo vedeva impegnato nella severissima selezione dei propri scatti; e la risposta era “no, non è mai troppo. La foto buona è una. Il resto si butta”.

Ulteriori informazioni sulla mostra sono disponibili nella videointervista al co-curatore Stefano Mirabella, qui di seguito.