Telegram alias “Revenge Porn”

Il servizio di messaggistica instantanea, Telegram, diventato il nuovo network per eccellenza del revenge porn

Chi l’avrebbe mai detto? Trasformare un’app social in una meeting chat pedopornografica: fatto. È quello che si è registrato da un’indagine portata avanti sin dallo scorso anno dalla rivista mensile statunitense Wired:

secondo le prove raggruppate, esisterebbe un enorme network italiano di revenge porn su Telegram, il servizio di messaggeria istantanea più famoso dopo Whatsapp, composto da 21 canali con un totale di 43mila iscritti e 30mila messaggi ogni giorno. All’ interno del così chiamato “Stupro tua sorella 2.0” sono stati ritrovati foto e video privati, diffusi senza il consenso dei diretti interessati, a cui molti degli utenti dedicano “tributi”, ossia l’atto di masturbarsi sulle foto in questione, insieme ad altri dati sensibili, quali numeri di telefono e profili social, molto spesso di ex fidanzate vittime del cosiddetto “Revenge Porn”, la pratica sempre più in voga della condivisione pubblica di immagini e video intimi tramite internet. Gli “oggetti di culto” di questo gruppo sono affiancati anche da una “Bibbia 5.0”, dove possono essere trovati migliaia di scatti di vittime di revenge porn e messaggi choc del tipo “come faccio a stuprare mia figlia senza farla piangere?”.

Il gruppo Telegram in questione: "Stupro tua sorella 2.0"
Il gruppo Telegram in questione: “Stupro tua sorella 2.0”

Nonostante questi vengano continuamente bannati dai social o ricevano denunce alle forze dell’ordine, rinascono periodicamente attraverso link che rindirizzano a gruppi di riserva.  Il gruppo è stato «segnalato e denunciato pubblicamente su Twitter da una delle vittime che ne ha scoperto l’esistenza dopo essere stata molestata con messaggi privati su Instagram», spiega Simone Fontana, giornalista di La Repubblica che ha setacciato questi canali Telegram «per circa un mese, periodo durante il quale gli utenti sono più che raddoppiati, passando dai 20 mila del 19 febbraio ai 50 mila attuali». «Qualcuno ha preso delle foto dal mio profilo Instagram e le ha pubblicate sul gruppo», ha dichiarato la 21enne in questione, che ha dovuto sospendere tutti i suoi account social: «è stato un po’ come gettare un pezzo di carne in una gabbia di cani affamati», ha infine concluso. Secondo lo stesso Fontana, «rispetto a un anno fa nulla è cambiato e lo stesso gruppo continua a sparire e a rinascere, perpetrando le medesime attività senza timore alcuno»: tra gli utenti, secondo il giornalista, ci sono molti adolescenti ma anche molti adulti, tra cui «padri di famiglia che espongono foto delle figlie dopo avergli sottratto il telefono, persone che esortano il gruppo a perseguitare ex ragazze».

Screenshot di alcuni dei commenti inerenti al gruppo
Screenshot di alcuni dei commenti inerenti al gruppo

Dopo la pubblicazione dell’indagine, vari personaggi pubblici si sono mossi in prima persona: è il caso di Cathy La Torre, avvocato e attivista LGBTQI, che ha voluto esprimere tutta la sua solidarietà nei confronti delle vittime di continua violenza virtuale, che «continuamente rovina vite e ha conseguenza drammaticamente reali».  Anche due ex protagoniste di Uomini e Donne sono coinvolte nello scandalo: Klaudia Poznanska, ex corteggiatrice del celebre programma di Maria De Filippi, apparsa sul canale in una foto ritoccata, e Nicole Mazzoccato. «Questo è un fotomontaggio, lo hanno fatto delle persone pervertite e hanno pensato di mandarlo su Telegram», ha affermato la prima, appoggiata dalla battaglia intrapresa da Nicole nel voler «fermare questa cosa soprattutto dal punto di vista dei minori e delle ragazzine». Entrambe si sono rivolte alle forze dell’ordine, sperando di poter eliminare definitivamente dal web grazie all’aiuto dei carabinieri e Polizia postale le foto incriminate. Infine, è arrivato anche il turno del rapper Fedez, il quale ha denunciato il gruppo Telegram che istiga al femminicidio e alla pedofilia: le vittime, affrante, si sono rivolte al cantante attraverso Twitter affinché utilizzasse il suo potere divulgativo per far venire tutto a galla. «Stiamo contattando la polizia postale, grazie della segnalazione ragazzi», ha risposto Fedez in un tweet, consapevole di essere stato vittima in prima persona di simili eventi insieme alla moglie, l’influencer Chiara Ferragni. In molti rigraziano i coniugi Ferragnez per il loro interesse alla vicenda, rigettando con disprezzo alcuni dei commenti trovati nel gruppo quali “sono pro al femminicidio” o “un po’ di pedofilia non guasta”.

Dall’ultima segnalazione via social il gruppo sarebbe purtroppo ancora online. La lotta alla nuova forma di violenza di genere e pedopornografica 2.0 è solo iniziata.

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