SYRIA RACCONTA DELLE GRANDI DONNE DELLA MUSICA ITALIANA

“Bellissime – Voci di donne, racconti di canzoni” porta in scena le grandi interpreti della musica italiana. Ma a conquistare davvero è il modo in cui Syria trasforma il teatro in una chiacchierata tra amici.

syria2026

C’è un momento, durante Bellissime – Voci di donne, racconti di canzoni, in cui ci si dimentica quasi di essere a teatro. Non perché manchi la dimensione dello spettacolo, tutt’altro. È perché Syria riesce a fare qualcosa di più difficile: accorciare la distanza tra il palcoscenico e la platea fino a trasformare il pubblico in una sorta di grande gruppo di amici.

Ed è probabilmente questa la vera forza del format che ha inaugurato la stagione 2026/2027 del Teatro de’ Servi di Roma. Uno spettacolo di teatro-canzone dedicato alle grandi voci femminili della musica italiana dagli anni Quaranta a oggi, con Syria accompagnata alla chitarra da Massimo Germini e con i testi di Pino Strabioli. Un viaggio attraverso interpreti, canzoni e personalità che hanno attraversato la storia musicale e anche quella del nostro Paese.

Ma definire Bellissime semplicemente un omaggio alle grandi cantanti sarebbe riduttivo. Perché Syria non si mette sul piedistallo e non pretende di imitare le artiste che racconta. Le guarda, le canta, le ricorda. E soprattutto le ama.

È questo, forse, l’aspetto più divertente e insieme più tenero dello spettacolo: Syria racconta le grandi protagoniste della musica italiana con gli occhi di chi, prima ancora di essere una cantante, è una fan. E così può parlare di Giorgia, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Elisa, Loredana Bertè, Mia Martini, Fiorella Mannoia, Loretta Goggi, Mina e delle altre interpreti senza trasformare il racconto in una lezione di storia della musica.

Al contrario, si lascia andare ai ricordi, alle situazioni vissute, agli incontri con artiste che appartengono all’immaginario collettivo. Lo fa con una semplicità sorprendente, con autoironia e senza mai prendersi troppo sul serio.

 

Ed è qui che emerge una Syria particolarmente autentica: simpatica, ironica, persino “casciarona”, capace di ridere e di coinvolgere. Una donna che ha conosciuto il successo quando era giovanissima ma che oggi sembra avere acquisito la libertà di non dover più dimostrare nulla.

La sua interazione con il pubblico è infatti uno degli elementi che più colpiscono. Syria rompe continuamente la quarta parete, dialoga con la platea, raccoglie le reazioni, scherza, si concede momenti di improvvisazione e arriva fisicamente dentro lo spazio degli spettatori. È una scelta che dice molto dell’artista che è diventata.

Perché Syria, al secolo Cecilia Syria Cipressi, è arrivata al successo da giovanissima. Nel 1995 vinse Sanremo Giovani con Sei bellissima, la canzone di Loredana Bertè che le consentì di approdare al Festival dell’anno successivo, dove conquistò il primo posto tra le Nuove Proposte con Non ci sto. Nel 1997 tornò tra i Big e arrivò terza con Sei tu.

Da allora sono passati trent’anni. Dieci album, oltre cento brani incisi, esperienze televisive, teatro, cinema, collaborazioni con artisti della scena pop e indipendente. Una carriera che non è rimasta confinata dentro un genere, ma ha cercato continuamente nuove strade.

Ed è proprio il teatro ad aver avuto un ruolo importante nella sua maturazione artistica. Da Jovinelli varietà con Serena Dandini e Francesco Paolantoni alla collaborazione con Paolo Rossi, fino ai progetti dedicati a Gabriella Ferri e a Ornella Vanoni, Syria ha progressivamente trasformato la propria voce in uno strumento capace non soltanto di cantare, ma anche di raccontare. Il lungo percorso di Perché non canti più, dedicato a Gabriella Ferri e scritto e diretto da Pino Strabioli, ne è una delle dimostrazioni più significative.

Bellissime nasce proprio da questa esperienza e la porta avanti con una formula essenziale: una voce, una chitarra, le storie. E Massimo Germini, sul palco, accompagna Syria con discrezione e precisione, lasciando spazio alla parola e alla protagonista.

Il risultato è uno spettacolo che può piacere tanto a chi ha vissuto direttamente la stagione d’oro della canzone italiana quanto a chi quelle canzoni le ha conosciute dopo, magari attraverso i genitori o i nonni. Perché dietro ogni brano c’è una donna, dietro ogni donna c’è una storia e dietro ogni storia c’è anche un pezzo della nostra memoria collettiva.

E poi c’è Syria.

Quella ragazza che negli anni Novanta sembrava destinata a essere una delle nuove stelle del pop italiano oggi appare molto più interessata a raccontare il viaggio che a celebrare il punto di arrivo. Non ha perso la voglia di sperimentare, ma ha guadagnato una consapevolezza che sul palcoscenico si sente.

Il 2026, del resto, rappresenta per lei anche un nuovo inizio discografico. Dopo quasi dieci anni di silenzio sul fronte della nuova musica, è tornata prima con Speranza, realizzata con Inoki, e poi con La storia più bella, pubblicata a maggio. In un’intervista del giugno scorso aveva parlato anche di un disco in arrivo, segnale di una nuova fase creativa che affianca il teatro al ritorno alla produzione discografica.

E allora cosa possiamo aspettarci dalla Syria di oggi?

Probabilmente proprio quello che Bellissime lascia intuire: meno bisogno di inseguire le definizioni e più voglia di raccontare. La cantante pop, la performer, l’attrice, la donna di teatro e la fan della musica sembrano oggi convivere nella stessa artista.

Syria non è più soltanto quella che nel 1996 cantava Non ci sto. E non è neppure semplicemente la cantante che celebra le grandi donne della musica italiana.

È una professionista che ha attraversato tre decenni di spettacolo senza smettere di cercare nuovi linguaggi. Una voce che oggi sembra interessata soprattutto alle storie, alle persone e alle emozioni che stanno dietro le canzoni.

Ed è proprio questo alla base del successo di Bellissime: sul palco una grande appassionata di musica con molte storie da raccontare e la voglia di ridere insieme al proprio pubblico.

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