VELLETRI, NIENTE FESTA DELL’UVA MA UNA FIACCOLATA PER EDOARDO
La scomparsa del 14enne Edoardo Petrella ha sconvolto l’intera comunità. L’Amministrazione comunale ha rinviato la Festa dell’Uva e dei Vini sostituendo i giorni di festa con un lutto cittadino e una fiaccolata silenziosa.
Velletri si è fermata. Di fronte alla morte prematura di Edoardo Petrella, 14 anni, la città ha scelto di mettere da parte la festa e di lasciare spazio al silenzio, al dolore e alla vicinanza alla famiglia. Una decisione che merita rispetto e che racconta il senso di una comunità capace, nei momenti più difficili, di riconoscersi attorno a una famiglia colpita da una perdita impossibile da comprendere.
Il Comune di Velletri ha proclamato il lutto cittadino per le giornate del 2, 3 e 4 ottobre 2026. Contestualmente è stata rinviata la 95ª Festa dell’Uva e dei Vini, che avrebbe dovuto svolgersi proprio nel fine settimana. L’Amministrazione ha spiegato che, davanti a una tragedia tanto dolorosa, la città avrebbe scelto il raccoglimento e la vicinanza ai familiari.
È una scelta che va oltre il calendario di una manifestazione. Cancellare, o meglio rinviare, un appuntamento importante per Velletri significa riconoscere che esistono momenti nei quali la dimensione collettiva della festa deve necessariamente lasciare il posto al dolore di una famiglia e al bisogno di una comunità di stringersi intorno ad essa.
Ma il Comune, a guida di Ascanio Cascella, a fatto di più. Sabato sera ha dato appuntamento a piazza Garibaldi per dare avvio ad una fiaccolata silenziosa in memoria di Edoardo, trasformando il gesto simbolico della luce in un abbraccio collettivo. Alla fiaccolata, oltre al sindaco e ai genitori del ragazzo, hanno partecipato anche il vescovo Stefano Russo e don Andrea Pacchiarotti.
«Edoardo è il figlio di tutti noi», aveva scritto l’Amministrazione comunale annunciando l’iniziativa. Una frase che restituisce il senso di quanto accaduto: quando a morire è un ragazzo così giovane, il dolore non rimane confinato alle mura di una casa, ma attraversa una scuola, le amicizie, le famiglie, le strade e i luoghi di una città intera.
Sulle circostanze della morte resta, al momento, il massimo riserbo. Le informazioni ufficialmente disponibili non hanno reso pubbliche le cause e, per rispetto della famiglia, è necessario evitare ricostruzioni non confermate.
Nel dolore della famiglia, tuttavia, è emersa anche una riflessione rivolta ai più giovani e agli adulti chiamati ad accompagnarli nella crescita. Le parole della mamma, pronunciate in un momento di sofferenza indicibile, hanno lasciato emergere il bisogno di interrogarsi, di ascoltare di più i ragazzi, di non sottovalutare i segnali di disagio e di creare intorno a loro una rete di attenzione e presenza.
È un monito che non deve trasformarsi in giudizio, né in una ricerca di responsabilità individuali. La sofferenza di un adolescente è una realtà complessa, che non può essere spiegata con una sola causa o ridotta a una semplice lettura degli eventi. Può però diventare, nel rispetto assoluto del dolore dei familiari, un invito rivolto a tutta la società: ascoltare i ragazzi, parlare con loro, accorgersi dei cambiamenti, lasciare sempre aperta una porta e ricordare loro che chiedere aiuto non è una debolezza.
In queste ore Velletri continua dunque a vivere il proprio lutto. Le luci della festa sono state spente, quelle delle fiaccole hanno invece illuminato le strade della città.
Ed è forse proprio questo il significato più profondo della scelta compiuta dall’Amministrazione e dalla comunità: davanti alla morte di un ragazzo di 14 anni, nessuna festa può essere più importante del bisogno di stare insieme, nel silenzio, accanto a chi resta.
A Edoardo rimane il ricordo di chi lo ha amato. Alla sua famiglia l’abbraccio di una città. Ai ragazzi e agli adulti, una domanda difficile ma necessaria sull’importanza dell’ascolto, della presenza e della cura.
Velletri, in questi tre giorni, ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.

