Tutto pronto per la serata di gala del Premio Charlot

Il Premio Charlot si avvia, domani 29 luglio alle ore 21.30 (biglietti in vendita presso le abituali prevendite) ad ospitare la serata di gala della sua XXVIII edizione.

Una serata di gala divisa in due tempi con tantissimi ospiti e tante sorprese. Nella prima parte, condotta da Gianmaurizio Foderaro, ci sarà la consegna dei Premi Charlot, le ambite statuette di ceramica vietrese che saranno consegnate a l’attore barese Emilio Solfrizzi (Premio Charlot Teatro), il regista Angelo Longoni (Premio Charlot Regia Teatrale), Giancarlo Giannini (Premio Charlot Grandi Protagonisti dello Spettacolo), Duccio Forzano (Premio Charlot regia televisiva), Marco Bocci (Premio Charlot Teatro), Massimo Ghini (Premio Charlot Fiction), Marino Bartoletti (Premio Charlot alla carriera Giornalistica), la Wind e Giovanni Esposito (Premio Charlot Pubblicità), Dj Giuseppe (Premio Charlot Radio per il programma di Radio 105 Music and Cars), Riccardo Cassini (Premio Charlot autore televisivo), Roberto Ritondale (Premio Charlot Libro), Andrea Biondi del Sole 24 Ore (Premio Charlot Giornalismo), madrina della serata Alba Parietti.
Nella seconda parte della serata, un grande animale nero, il pianoforte, occuperà la scena. Il suo domatore sarà Stefano Bollani, unico sulla scena italiana, impostosi giovanissimo all’attenzione del mondo del jazz, grazie ad un talento cristallino e a quella stupefacente capacità di assorbire, mescolare e rimodellare stili pianistici e generi musicali, da Prokofiev ad Art Tatum, da Scott Joplin a Jarrett, da Gershwin a Battisti. Bollani è riuscito a diventare il beniamino di un pubblico anche al di fuori della ristretta cerchia di appassionati di jazz, grazie alle sue apparizioni televisive, ai programmi radiofonici, ai libri pubblicati e a una naturale vocazione di showman. Un testimonial perfetto per questo genere musicale, e uno dei pochi che riesca a suonarlo negli asfittici palinsesti televisivi e radiofonici di questi tempi. Chiunque abbia avuto la fortuna di assistere ad uno dei suoi concerti dal vivo, oppure di incrociarlo in qualche apparizione nei media, si sarà reso immediatamente conto di quale sia il suo livello di eclettismo: a Bollani piace stupire, infarcire i brani delle citazioni musicali più disparate, scherza con il pubblico e con il suo pianoforte, si improvvisa cantante – con risultati tutt’altro che disprezzabili – come fa con le poesie di Fosco Maraini da lui musicate. Il pubblico che sarà nell’Arena del mare di Salerno, dovrà aspettarsi di tutto dal vulcanico Stefano, proprio come Charlot alla ricerca della sua Titine, come improvvisare in concerto su Tico-Tico, od offrirsi come juke-box umano, a cantare Il pinguino innamorato o a proporre Per Elisa come se ci fosse il disco che salta. Bollani lo farà, magari dopo una profonda versione di qualche standard, spezzando decisamente l’atmosfera e dando alla sua performance una nuance indefinita, una dimensione aperta e senza punti di riferimento, come succede, anche se meno nettamente, con molti dei suoi dischi, in particolare con Les fleurs bleues – ispirato dall’omonimo romanzo di Raymond Queneau. Sicuramente il pianista darà modo all’uditorio anche di apprezzare il Bollani intimo e profondo, che emoziona, disegnando meravigliose melodie, per prima di farle sparire e riaffiorare nel flusso delle riarmonizzazioni, trasfigurandole in mille nuovi micro-temi, grazie ad una fantasia inesauribile e a un perfetto controllo strumentale, che renderà bene l’idea del valore di un musicista che possiamo collocare, con un pizzico di legittimo orgoglio nella lista dei fuoriclasse del pianoforte che la sua generazione ha espresso.  Un modo forse per spazzare via una buona parte di retorica piano-jazz-sacerdotale, per concentrarsi invece in una voglia di comunicazione e divertimento che travalica il concetto di concerto jazz e renda invece l’incontro musicista-ascoltatore una possibilità di sorprendente empatia? In una intervista ha esposto le sue ragioni estetiche: “A me piace pensare che sono un musicista jazz perché è l’unica musica che contempla l’idea che tu ogni sera sali sul palco ti metti al pianoforte e fai una cosa diversa, anche accettando il rischio che una volta possa venirti male”.