STUDENTATI NUOVI NON PER TUTTI, LA PROPOSTA ABBAC ALLA POLITICA

Studentati nuovi ma non per tutti, il paradosso degli affitti universitari . L’analisi dell’osservatorio Abbac fa emergere la situazione reale. La sezione piccoli proprietari di Abbac fa proposte alla politica.

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Agostino Ingenito

L’Italia ha superato il target numerico del PNRR per l’housing universitario. Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha annunciato oltre 63.200 nuovi posti: 33.000 già realizzati e circa 30.000 disponibili nel 2027. È un risultato importante, soprattutto in un Paese che per anni ha avuto una dotazione di residenze insufficiente. Ma il numero dei letti non basta a dire se quegli alloggi siano davvero accessibili.

Il caso più chiaro arriva da Napoli. Nel nuovo CX Naples Centrale, realizzato nell’ex sede INPS di via Galileo Ferraris, il sito ufficiale propone per l’anno accademico 2026/2027 uno studio da 640 euro al mese e una camera in coliving da 660 euro, con servizi e utenze inclusi. Nella stessa struttura gli 83 posti riservati attraverso ADISURC a studenti meritevoli e privi di mezzi costano invece 278 euro per una singola e 254 euro per un posto in doppia.

Non si mette in discussione la qualità del progetto: palestra, reception, sicurezza, manutenzione, Wi-Fi, spazi studio e aree comuni hanno un valore. Il punto è un altro. La fascia davvero sociale riguarda almeno il 30% dei posti; per gli altri il meccanismo nazionale richiede in generale una riduzione minima del 15% rispetto al valore medio di mercato. Ma se il mercato è già molto caro, anche un prezzo scontato può restare fuori portata.

Nel mercato delle stanze singole, le rilevazioni 2025 indicano 729 euro medi richiesti a Milano, 625 a Firenze, 609 a Roma e 599 a Bologna. Negli studentati all inclusive dello stesso operatore analizzato, le tariffe 2026/2027 partono da 950 euro a Milano Bicocca, 810 euro a Firenze Rifredi, 800 euro per uno studio a Torino Vanchiglia e 595 euro a Roma Tor Vergata. Sono prodotti e localizzazioni differenti, ma il confronto dimostra che “studentato” e “alloggio calmierato” non sono sinonimi.

«A Napoli il divario tra 278 e 640–660 euro nello stesso edificio racconta tutto», dichiara Agostino Ingenito, presidente ABBAC. «Chi entra nella quota protetta riceve un sostegno reale. Chi resta fuori, pur appartenendo spesso a famiglie con redditi normali e stipendi erosi dall’inflazione, deve affrontare un costo annuale vicino agli ottomila euro soltanto per dormire e studiare. Così l’accesso all’università torna a dipendere dal reddito della famiglia».

ABBAC richiama anche il ruolo dei piccoli proprietari. Una parte decisiva dell’offerta per gli studenti continua a essere garantita da appartamenti e stanze private, spesso a costi inferiori ai prodotti all inclusive, mentre il locatore sostiene imposte, manutenzione, condominio, rischio di morosità e periodi di sfitto. Naturalmente servono contratti registrati, standard di sicurezza e controlli contro abusi e sovraffollamento. Ma occorre anche riconoscere che senza questa rete migliaia di fuori sede non troverebbero casa.

«Chiediamo un patto nazionale per l’abitare universitario», conclude Ingenito. «Trasparenza obbligatoria su tariffe e servizi di ogni struttura finanziata; più posti legati all’ISEE; un tetto che consideri i redditi e non soltanto il mercato; un fondo di garanzia per i proprietari che affittano regolarmente a canone concordato; un sistema comunale e universitario di alloggi accreditati. Non bisogna contrapporre studentati e case private: bisogna utilizzare entrambi per rendere effettivo il diritto allo studio».

Lo studio dell’Osservatorio ABBAC propone inoltre un credito d’imposta rimborsabile e graduato per le famiglie, una fascia ISEE specifica per l’alloggio universitario che raggiunga anche il ceto medio e tenga conto dei figli contemporaneamente fuori sede, cedolare al 5% e maggiore sollievo IMU per i piccoli proprietari aderenti a un sistema accreditato, un fondo di garanzia e accordi territoriali più omogenei negli standard ma capaci di fissare valori distinti nelle microzone vicine a università e collegamenti. Le aliquote e la soglia-obiettivo dovranno essere accompagnate da una relazione tecnica: sono proposte ABBAC, non norme oggi vigenti.

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