“POVERI CRISTI”: ASCANIO CELESTINI E L’ARTE DI DARE VOCE AGLI ULTIMI
Ascanio Celestini è ospite del Teatro Vascello di Roma, fino al 22 febbraio, con il suo nuovo lavoro “Poveri Cristi. Intenso monologo, sulle note di Gianluca Casadei, dedicato alle vite degli umili: si ride, si riflette e ci si commuove.
In Poveri Cristi, di scena al Teatro Vascello fino al 22 febbraio, Ascanio Celestini torna a fare ciò che gli riesce meglio: trasformare il teatro in un luogo di ascolto, in cui le storie degli ultimi diventano racconto condiviso, memoria viva, emozione collettiva. Lo spettacolo – scritto e interpretato dallo stesso Celestini, con Gianluca Casadei alla fisarmonica – è un lavoro intenso e profondamente coinvolgente, capace di affrontare temi cruciali del nostro presente con una leggerezza solo apparente, mai superficiale.
La struttura dello spettacolo si articola in due grandi racconti, diversi ma intimamente connessi. Il primo affronta il tema della prostituzione, restituendo dignità e complessità a esistenze troppo spesso ridotte a stereotipo o a giudizio morale. Il secondo si concentra sull’immigrazione, sulle vite sospese ai margini, su chi attraversa confini geografici e simbolici senza trovare una vera appartenenza. In entrambi i casi, Celestini evita accuratamente il pietismo: non offre soluzioni, non impartisce lezioni, ma accompagna lo spettatore dentro storie che chiedono ascolto e responsabilità.
I “poveri cristi” che abitano il racconto non sono vittime da compatire, ma figure quasi sacre nella loro ostinata resistenza quotidiana. Sono donne e uomini che, ogni giorno, compiono il miracolo di restare al mondo. Il narratore li racconta come santi laici (“A me basta che uno non fa del male, e per me già è santo”) custodi di una dignità che nasce dalla fatica, dalla marginalità, dall’essere rimasti fuori dai riflettori della Storia ufficiale. La forza dello spettacolo risiede soprattutto nella lingua: una lingua semplice, comprensibile, che Celestini non inventa ma “trascrive” dal reale: dalle interviste – raccolte nell’omonimo libro, dagli sguardi incrociati, dalle parole di chi raramente ha la possibilità di raccontarsi.
Poveri Cristi appartiene ad un teatro che rifiuta l’élite e sceglie consapevolmente lo spettatore singolo: quello che arriva da solo, dopo il lavoro, con un carico di esperienze personali e aspettative emotive. Ed è proprio su questo terreno che Poveri Cristi colpisce nel segno anche perché, sul palco, Celestini tiene la scena a meraviglia. È uno splendido affabulatore, capace di guidare il pubblico lungo un percorso emotivo continuo, alternando ironia e commozione, sorriso e dolore, senza mai forzare la mano. La narrazione procede per immagini, gesti, ritmo della parola, in un equilibrio costante tra leggerezza e profondità. Le musiche di Gianluca Casadei non sono un semplice accompagnamento, ma una presenza drammaturgica vera e propria. La fisarmonica costruisce atmosfere, apre spazi emotivi, intensifica la narrazione, dialogando con la parola in un gioco di rimandi e contrappunti.
Poveri Cristi emoziona perché non cerca l’effetto facile. Coinvolge perché rispetta l’intelligenza e la sensibilità di chi guarda. Tratta temi durissimi – sfruttamento, esclusione, solitudine – con una delicatezza che non attenua il peso delle storie, ma le rende ancora più penetranti. È un teatro necessario, che ricorda come la Storia non sia scritta solo dai vincitori, ma da chi la sa raccontare. E Celestini, con questo spettacolo, dimostra ancora una volta di saperlo fare con lucidità, empatia e una rara capacità di entrare in sintonia con il suo pubblico.

