L’EDITOREEL: “Il bambino con le ali spezzate”. Autismo e scuola, inclusione solo a parole
Oggi vi racconto la storia del “bambino con le ali spezzate”, una storia che è giunta alla posta elettronica della redazione e che voglio condividere con voi.
Oggi vi racconto la storia del “bambino con le ali spezzate”, una storia che è giunta alla posta elettronica della redazione e che voglio condividere con voi.
E non mi rivolgo solo a genitori, insegnanti e educatori, ma anche a studenti e cittadini tutti. Perché questa non è solo la storia di Nicolò, tredici anni, ragazzo autistico, artista pluripremiato, sportivo, simbolo vivente di inclusione. È la storia di come viene gestita la Scuola in Italia.
A inizio anno scolastico, Nicolò scopre che il suo insegnante di sostegno – formato sulle sue specificità dopo tre anni di lavoro fianco a fianco – è stato sostituito.
Attenzione, non è stato trasferito altrove. E’ rimasto nello stesso plesso e ogni giorno lo vede. Ogni giorno, quindi, NIcolò rivive un distacco che per un ragazzo nello spettro autistico non è semplice da affrontare ma soprattutto si rischia di vanificare i risultati ottenuti in tre anni di percorso.
Da qui l’appello dei genitori: “AAA cercasi nuova scuola per Nicolò”. Una scuola davvero inclusiva, capace di mettere al centro la persona, non le carte.
Questa vicenda, conosciuta online come “Caso Nicolò”, non riguarda solo l’autismo ma tutti noi perché una società civile si misura da come protegge chi è più fragile. Io voglio sapere cosa ne pensate o se avete vissuto esperienze simili.
Scrivetelo nei commenti, promuoverò i vostri interventi, se interessanti, condividendoli nelle storie di tutti i canali social, miei e di kappaelle.net, il web magazine per le donne intraprendenti.

