CASERTA, IL DRAMMA SILENZIOSO DELL’ALZHEIMER E LA SOLITUDINE DI CHI ASSISTE

Per l’Alzheimer non esistono medicine che fanno guarire: la cura più efficace è quella di un caregiver capace di generare esperienze emotive profonde nell’assistito.

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Il malato di Alzheimer spesso non muore per la malattia in sé, ma per le conseguenze. Essa, infatti, aggrava altre patologie che il paziente non è in grado di curare autonomamente. Per la peculiarità del quadro clinico, il soggetto non accetta l’aiuto, negando qualsiasi bisogno. Questa fase della malattia, dalla diagnosi dei primi sintomi al decesso, può durare se il paziente è ben curato e assistito, oltre dieci anni.

E qui si pone la questione morale: lo Stato e i familiari devono aiutare un malato di Alzheimer oppure, facendo un discorso cinico, la morte diventa una liberazione per chi assiste e un risparmio di costi per lo Stato?

Capita che caregiver esasperati se la prendano con le commissioni mediche dell’INPS quando viene loro negata l’indennità di accompagnamento e, in alcuni casi limite, anche i benefici del comma 3 della legge 104. 

L’INPS, nel valutare in generale le domande di accompagnamento, nega quasi sempre in fase di prima istanza forme di assistenza. È una forma di autotutela giusta, purtroppo di falsi invalidi ce ne sono.  Ma quando si nega ciò a un malato di Alzheimer, salvo poi vedere lo stesso ente soccombente nel successivo ricorso, può capitare che, nelle more, il paziente non assistito abbia un incidente o si faccia male o in casi peggiori muoia; proprio come nei casi di incidenti accennati all’inizio di questo articolo.

Dal 1997 esiste una linea telefonica dell’Associazione italiana malattia di Alzheimer, l’unica gratuita nazionale dedicata alla patologia. Chiamando l’800679679 è possibile parlare con psicologi e neuropsicologi in grado di dare consigli ai caregiver; esiste ovviamente una sede in Campania, a Napoli, con servizi e assistenza ai malati e ai loro familiari.

Per l’Alzheimer non esistono medicine che fanno guarire: la cura più efficace è quella di un caregiver capace di generare esperienze emotive profonde nell’assistito, che contribuiscono a migliorare la qualità di vita dei pazienti in direzione del loro benessere e della loro serenità emotiva. In quest’ottica, a Caserta ha preso avvio il percorso “Real-Mente”, un progetto in team tra l’Ospedale Sant’Anna e San Sebastiano e la Reggia di Caserta. L’iniziativa prevede una serie di incontri tematici negli ambienti degli appartamenti della Reggia, nel Bosco Vecchio, nella Pinacoteca fino al Teatro di Corte. I partecipanti sono guidati in un’esperienza multisensoriale basata sul dialogo, sull’osservazione delle opere e sulla stimolazione emotiva attraverso i colori.

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