ANTARTIDE, E’ ALLARME CALDO
L’ondata di calore ha colpito soprattutto la Penisola Antartica. Il geomorfologo Massimo Frezzotti: “La calotta perde circa 135 gigatonnellate di ghiaccio all’anno”.
L’Antartide registra nuovi segnali che riportano al centro dell’attenzione gli effetti del cambiamento climatico. Il 6 giugno 2026, nel pieno dell’inverno australe, la Penisola Antartica è stata interessata da un’ondata di calore eccezionale, con temperature arrivate fino a 20 gradi al di sopra della media.
A evidenziare la portata dell’anomalia è Massimo Frezzotti, docente di Scienze della Terra all’Università Roma Tre, geomorfologo e membro della Divisione Clima e Ambiente della Società Geologica Italiana. L’episodio più significativo è stato rilevato presso la stazione di ricerca argentina Esperanza, dove la temperatura ha raggiunto un’anomalia positiva di 15,4°C rispetto alla media di lungo periodo di giugno, pari a -6,2°C.
Non si tratta, tuttavia, di un fenomeno isolato. L’evento del giugno 2026 segue quello, ancora più estremo, del 18 marzo 2022, quando in alcune aree dell’Antartide le temperature arrivarono fino a 30°C sopra la media. Alla stazione italo-francese Concordia-Dome C, situata a 3.233 metri di quota, la temperatura raggiunse allora -11,5°C, a fronte di valori medi di marzo compresi normalmente tra -40 e -50°C.
A preoccupare gli scienziati non sono soltanto gli episodi estremi, ma soprattutto la loro collocazione all’interno di una tendenza più ampia. Le osservazioni della missione satellitare gravitazionale GRACE indicano che la calotta glaciale antartica sta perdendo mediamente circa 135 gigatonnellate di ghiaccio ogni anno.
Il bilancio di massa della calotta, cioè la differenza tra la neve che si accumula e il ghiaccio che viene perso verso l’oceano, risulta dunque negativo. Secondo Frezzotti, questa perdita contribuisce per circa 0,4 millimetri all’anno all’innalzamento globale del livello dei mari, che attualmente si aggira complessivamente intorno ai 4 millimetri annui.
Il fenomeno interessa in particolare l’Antartide occidentale, dove l’accelerazione del distacco degli iceberg e la fusione all’interfaccia tra ghiacciai e oceano stanno aumentando le perdite di ghiaccio. Tra le aree maggiormente osservate ci sono i ghiacciai emissari Pine Island e Thwaites, considerati particolarmente importanti per l’evoluzione futura della calotta.
Il quadro, però, non è uniforme. Nell’Antartide orientale l’aumento delle nevicate può compensare in parte le perdite, anche perché un’atmosfera più calda è in grado di contenere e trasportare una maggiore quantità di umidità.
L’attenzione degli scienziati è rivolta anche al ghiaccio marino antartico, caratterizzato da fortissime variazioni stagionali. Dopo una relativa stabilità dall’inizio delle osservazioni satellitari, nel 1980, dal 2016 è emersa una tendenza al declino definita senza precedenti.
L’estensione del ghiaccio marino nella prima metà del 2026 è rimasta ben al di sotto della media. A febbraio, forti venti meridionali hanno temporaneamente rallentato la diminuzione, portando il minimo stagionale, alla fine del mese, vicino alla media degli ultimi dieci anni.
Il ghiaccio marino non è soltanto una componente del paesaggio antartico: contribuisce alla regolazione della circolazione oceanica globale e dell’albedo terrestre, cioè della capacità della superficie di riflettere la radiazione solare.
È proprio questa funzione a rendere l’Antartide un elemento fondamentale del sistema climatico planetario. “L’Antartide e l’oceano che lo circonda agiscono come il sistema di raffreddamento per il clima terrestre”, sottolinea Frezzotti.
La calotta antartica contiene infatti circa il 90% del ghiaccio presente sulla Terra, mentre l’Oceano Antartico svolge un ruolo decisivo nella redistribuzione del calore, dell’anidride carbonica e dell’ossigeno su scala globale.
Anche l’oceano sta pagando il prezzo del riscaldamento globale, ma allo stesso tempo svolge una funzione di enorme importanza nell’attenuarne gli effetti. Secondo i dati riportati da Frezzotti, l’Oceano Antartico assorbe oltre il 60% dell’eccesso di calore legato all’aumento dei gas climalteranti e fino al 40% dell’anidride carbonica di origine antropica.
Il riscaldamento, però, non è uniforme. Le acque superficiali e le correnti profonde si stanno riscaldando rapidamente, con un incremento indicato nell’ordine di 0,1-0,2°C per decennio. Al tempo stesso, la fusione delle piattaforme di ghiaccio galleggianti contribuisce a raffreddare le acque superficiali immediatamente a ridosso del continente.
È un equilibrio complesso, nel quale atmosfera, oceano, ghiaccio marino e calotta glaciale sono strettamente collegati. Ed è proprio per questo che un’anomalia termica apparentemente lontana migliaia di chilometri dall’Europa può avere conseguenze che riguardano l’intero pianeta.
L’Antartide non è dunque un sistema isolato: ciò che accade ai suoi ghiacci e alle sue acque entra direttamente nel bilancio climatico della Terra. E i dati del 2026 aggiungono un ulteriore elemento a un quadro che la comunità scientifica continua a monitorare con crescente attenzione.

