“L’ITALIA CHE FRANA”, IL RAP CHE RACCONTA IL DISSESTO IDROGEOLOGICO AI GIOVANI
Presentato a Roma, in occasione della Giornata internazionale per la riduzione dei rischi da disastri naturali, il brano realizzato dai rapper pugliesi Samen Mi Casa e La Voce di Selea con il supporto dei geologi della Società Italiana di Geologia Ambientale.
Trasformare la musica in uno strumento di sensibilizzazione per raccontare ai giovani le fragilità del territorio italiano. È questo l’obiettivo di “L’Italia che frana”, il brano rap presentato per la prima volta alla stampa in occasione della Giornata internazionale per la riduzione dei rischi da disastri naturali. Un progetto che unisce musica, divulgazione scientifica e impegno civile per accendere i riflettori sul dissesto idrogeologico e sulle conseguenze che frane e alluvioni continuano ad avere sulle comunità.
A scrivere e musicare il brano sono Luca Semeraro, in arte Samen Mi Casa, e Leonarda Agrifa, conosciuta come La Voce di Selea, rapper pugliesi legati al Gargano, territorio segnato da eventi che hanno messo in evidenza la vulnerabilità del paesaggio. Il progetto è stato promosso dalla Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), con il contributo dei geologi, che hanno affiancato gli artisti nell’approfondimento delle dinamiche del dissesto e nella costruzione dei testi.
«Il territorio è qualcosa di sacro. Ed è nata una canzone rap con la quale vogliamo arrivare ai giovani», ha dichiarato Samen Mi Casa, spiegando come il legame con la propria terra abbia rappresentato il punto di partenza di questa esperienza artistica.
L’iniziativa è nata su impulso di Antonello Fiore, presidente nazionale della SIGEA, con l’intento di trovare un linguaggio capace di avvicinare le nuove generazioni a temi spesso percepiti come distanti, ma fondamentali per la sicurezza collettiva.
Dal Vajont a Niscemi, passando per l’alluvione di Firenze, il brano richiama la memoria di territori e comunità colpiti da frane e alluvioni, riportando al centro dell’attenzione una questione che riguarda l’intero Paese.
Il lavoro creativo è stato preceduto da momenti di confronto con gli esperti, necessari per comprendere le cause e le dinamiche dei fenomeni geologici e tradurle in parole e musica accessibili a un pubblico ampio.
«Con la collaborazione dei geologi della SIGEA sono nati i testi – ha raccontato Leonarda Agrifa, in arte La Voce di Selea –. Il lavoro è proseguito attraverso momenti di confronto e approfondimento, indispensabili per comprendere più a fondo le dinamiche del fenomeno e trovare il modo di tradurle in un linguaggio musicale capace di arrivare alle persone».
La fase creativa ha preso forma presso la Room 71016, studio di registrazione di San Severo, dove gli artisti hanno dato voce a una ferita che attraversa l’Italia e coinvolge territori, famiglie e intere comunità.
L’ambizione è che la canzone possa andare oltre l’ascolto, stimolando una maggiore attenzione verso la prevenzione del rischio idrogeologico, la conoscenza del territorio e i comportamenti da adottare per proteggersi.
«Dietro ogni frana non ci sono soltanto dati, emergenze e territori feriti, ma anche storie, persone e identità da proteggere», è il messaggio che accompagna il progetto.
Per Antonello Fiore, la musica può diventare un veicolo efficace per diffondere la cultura geologica tra i più giovani. «Il rap per favorire la conoscenza geologica presso i giovani», ha sottolineato il presidente nazionale della SIGEA, evidenziando l’importanza di sperimentare nuove modalità di comunicazione per rendere più comprensibili i rischi naturali.
Nel corso della presentazione è stato proiettato in anteprima anche il videoclip di “L’Italia che frana”, concepito come strumento di comunicazione immediato per avvicinare i ragazzi ai temi della prevenzione, della consapevolezza e dell’autoprotezione.
Accanto alla musica, la SIGEA ha presentato il “Manifesto programmatico in tre punti per la Trasparenza e la Prevenzione dei Rischi Naturali”, ribadendo la necessità di affiancare agli interventi strutturali una diffusa cultura della prevenzione.
«La prevenzione strutturale e culturale rappresenta l’unico vero presidio per la salvaguardia del territorio e del tessuto economico nazionale», ha dichiarato Fiore.
“L’Italia che frana” si propone così come un progetto che intreccia divulgazione, musica e responsabilità sociale. L’obiettivo è portare il dissesto idrogeologico fuori dai confini della comunicazione specialistica, rendendolo un tema comprensibile e vicino soprattutto alle nuove generazioni.
Perché conoscere il territorio, riconoscerne le fragilità e comprendere l’importanza della prevenzione significa anche contribuire alla sicurezza delle comunità.
Il messaggio finale degli artisti è un invito a non ignorare ciò che accade intorno a noi: “L’Italia che frana” non è soltanto una canzone sulle ferite del Paese, ma anche un appello a proteggere la propria terra e a non arrendersi di fronte alle sue fragilità.

