LIBERA E LEGAMBIENTE SU CONCESSIONE BALNEARI NEL SUD PONTINO
I Comuni del sud pontino sono chiamati nelle prossime settimane a predisporre i bandi per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime, in applicazione del quadro normativo che ha posto fine al regime delle proroghe.
I Comuni del sud pontino sono chiamati nelle prossime settimane a predisporre i bandi per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime, in applicazione del quadro normativo che ha posto fine al regime delle proroghe. Si tratta di un passaggio amministrativo di rilievo, che merita di essere accompagnato dalla massima attenzione alla legalità e alla trasparenza delle procedure.
Il territorio del sud pontino è interessato da tempo, come documentato da atti giudiziari e relazioni istituzionali, dalla presenza di organizzazioni criminali di stampo mafioso, il cui interesse per il settore turistico-balneare è ampiamente riconosciuto: un comparto che movimenta risorse economiche significative e che, per tale ragione, richiede particolari cautele in sede di affidamento.
Il settore balneare genera grandi flussi di denaro in contanti, soprattutto in alta stagione, con possibilità di ampi margini di evasione. Un tratto di spiaggia “in vista” vale consenso, relazioni, potere economico. Chi controlla i lidi controlla pezzi di territorio e di immaginario collettivo. I clan entrano tramite società intestate a soggetti formalmente “puliti”, spesso con capitali sproporzionati rispetto alla dimensione dell’attività.
Le concessioni balneari, oggi, sono uno dei crocevia più sensibili tra economia legale e interessi mafiosi. Non parliamo solo di ombre astratte: indagini e operazioni recenti mostrano come i clan puntino sistematicamente su lidi, stabilimenti, chioschi, bar sul mare, parcheggi e servizi collegati, sfruttando fragilità amministrative e controlli insufficienti.
Le concessioni balneari non sono solo un tema economico: sono un pezzo di bene comune, di paesaggio e di futuro per le comunità costiere. Per queste ragioni Libera e Legambiente chiedono alle amministrazioni comunali del sud pontino di fare della trasparenza e della legalità la stella polare di questa stagione di bandi, e alla Prefettura di non far mancare il proprio supporto tecnico e di controllo.
La legalità si costruisce anche così: presidiando per tempo i passaggi che sembrano solo amministrativi, prima che diventino terreno di conquista per chi il territorio vuole sfruttarlo, non custodirlo.
Nelle gare pubbliche locali (come la gestione di piccoli stabilimenti balneari, chioschi o servizi su suolo pubblico), i valori dei contratti di concessione o i canoni annui scavalcano raramente la cifra di 150.000 euro che rappresenta la soglia oltre la quale presentare la documentazione antimafia e questo rischia di offrire alla criminalità organizzata di infiltrarsi più agevolmente negli appalti pubblici. Chiediamo ai comuni, attraverso la sottoscrizione di Protocolli di Legalità con la Prefettura di inserire nei bandi clausole di salvaguardia autonoma per l’estensione della Certificazione Antimafia sotto soglia come la stessa normativa consente perché le mafie non entrano solo con le grandi imprese: entrano con società di comodo, prestanome, micro-operatori che agiscono sotto traccia. Abbassare la soglia significa alzare la protezione e affermare pratiche amministrative di trasparenza e legalità.

