I NEBRODI DIVENTANO LABORATORIO INTERNAZIONALE DELLA NATURE RESTORATION LAW
Il 5 e 6 novembre Sant’Agata di Militello ospita la Conferenza internazionale Ma.T.E.R., con 230 partecipanti, 70 relatori e 35 patrocini.
La Sicilia si candida a diventare un laboratorio internazionale per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e sperimentare nuovi modelli di tutela e rigenerazione del territorio. Il 5 e 6 novembre, nella cornice del Castello Gallego di Sant’Agata di Militello, nel cuore del Parco dei Nebrodi, si svolgerà la Conferenza internazionale Ma.T.E.R. – Strategie e Tecniche per la Nature Restoration Law, un appuntamento che riunirà 230 partecipanti, 70 relatori e 35 enti patrocinanti.
Un confronto scientifico e istituzionale di rilievo nazionale e internazionale, che arriva in un momento particolarmente delicato per il Paese, segnato da eventi meteorologici estremi, alluvioni, frane e fenomeni di erosione costiera. I recenti casi di Niscemi e gli effetti del ciclone Harry, richiamati dagli organizzatori, rappresentano ulteriori segnali della vulnerabilità dei territori e della necessità di superare una gestione delle emergenze prevalentemente basata su interventi temporanei.
L’obiettivo della conferenza è proprio quello di individuare strategie concrete per rendere più sicuri gli insediamenti urbani, i centri storici e le aree naturali, attraverso il ripristino degli ecosistemi e l’impiego di soluzioni fondate sui processi naturali.
«Siamo di fronte a sfide importanti, con un cambiamento climatico aggravato dalle scelte dell’uomo», afferma Federico Preti, docente dell’Università di Firenze e presidente nazionale dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica (AIPIN). Durante i due giorni saranno presentati studi, ricerche, programmi e progetti educativi, oltre al progetto del Museo Nazionale delle Buone Pratiche di Ingegneria Naturalistica.
Tra i temi in programma figurano il recupero e il ripristino degli habitat, le nuove soluzioni basate sulla natura (NBS), l’utilizzo di specie autoctone, la gestione del paesaggio agroforestale, la prevenzione del rischio idrogeologico e la forestazione urbana. Spazio anche agli aspetti geologici e pedologici e alla valorizzazione dei geositi.
La scelta della Sicilia non è casuale. La sua posizione al centro del Mediterraneo la colloca in un’area particolarmente esposta agli effetti del riscaldamento globale, dove l’aumento delle temperature e l’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi mettono sotto pressione città, infrastrutture e ambiente naturale.
Un’emergenza che, secondo Flora Vallone, architetto paesaggista e vicepresidente nazionale AIPIN, richiede un cambio di approccio: «Possiamo fare altro? Sì, e con urgenza: attivare sistemi adattativi e resilienti per contrastare, non passivamente subire, questi fenomeni emergenziali».
Vallone richiama in particolare l’applicazione del Regolamento europeo 2024/1991 sul ripristino della natura, che stabilisce obiettivi vincolanti per il recupero degli ecosistemi degradati. Tra le azioni indicate figurano la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, la diffusione di alberi e aree verdi, la sostituzione delle superfici impermeabilizzate con spazi vegetati, la realizzazione di giardini della pioggia e foreste urbane.
L’obiettivo è favorire l’assorbimento delle acque meteoriche nel sottosuolo, contrastare le isole di calore e tutelare la biodiversità. Una nuova visione urbanistica che, nelle parole della professionista, dovrebbe garantire ai cittadini anche un vero e proprio «diritto all’ombra e spugna», attraverso città capaci di assorbire l’acqua e mitigare le temperature.
La conferenza sarà anche l’occasione per discutere il Piano Nazionale di Ripristino, lo strumento italiano previsto dal regolamento europeo, e le strategie necessarie per tradurre gli obiettivi comunitari in interventi concreti e adeguatamente finanziati.
A testimoniare il valore delle esperienze già avviate sul territorio sarà anche il Parco dei Nebrodi. «Il Parco ha già realizzato in passato interventi di ingegneria naturalistica. La Dorsale dei Nebrodi, itinerario che per circa 70 chilometri attraversa l’area protetta da est a ovest, ne costituisce un esempio», spiega Domenico Barbuzza, presidente dell’Ente Parco. Tra i prossimi obiettivi figurano la riqualificazione degli itinerari e la valorizzazione dei geositi presenti nei diversi Comuni, puntando su nuove forme di fruizione sostenibile.
L’apertura della conferenza, giovedì 5 novembre, vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Giusi Savarino, assessore al Territorio e all’Ambiente della Regione Siciliana, Massimo Midiri, rettore dell’Università di Palermo, Luca Santini, presidente nazionale di Federparchi, Luigi Ricci, direttore del dipartimento ISPRA dedicato al monitoraggio e alla tutela dell’ambiente e alla conservazione della biodiversità, e Roberto Troncarelli, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.
Saranno presenti inoltre rappresentanti degli ordini professionali, studiosi e accademici di numerose università italiane ed europee, insieme a esperti internazionali come la spagnola Paola Sangalli, presidente della Federazione Europea di Ingegneria Naturalistica.
La Conferenza Ma.T.E.R. è promossa dall’Ente Parco dei Nebrodi, dall’Università degli Studi di Palermo e dall’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica, con il sostegno dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana.
Un’iniziativa che punta a mettere in rete istituzioni, mondo accademico e professionisti, nella consapevolezza che la sicurezza del territorio non possa più essere affidata soltanto alla risposta dopo il disastro. La sfida è progettare oggi comunità e ambienti capaci di affrontare gli eventi estremi di domani, restituendo spazio alla natura come alleata fondamentale della prevenzione.

