A VENEZIA IL CONFRONTO SUL PROGETTO WALL OF DOLLS

C’è una violenza invisibile, spesso difficile da riconoscere anche per chi la subisce. Se n’è parlato nello spazio Regione Veneto alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Tra i protagonisti dell’incontro anche Jo Squillo, ideatrice di Wall of Dolls.

IMG-20260903-WA0082

La violenza contro le donne non comincia necessariamente con un gesto fisico. Può iniziare molto prima, attraverso una parola che ferisce, il controllo, l’isolamento, la paura, la progressiva perdita di autostima. È questa la dimensione della violenza invisibile, spesso difficile da riconoscere anche per chi la subisce, al centro del panel “La Violenza Invisibile”, ospitato nello Spazio Regione Veneto all’Hotel Excelsior del Lido, nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Un confronto che ha portato al centro del dibattito non soltanto il tema della protezione delle vittime, ma soprattutto quello della prevenzione e della consapevolezza, strumenti fondamentali per intercettare i segnali della violenza prima che la situazione possa degenerare.

A sottolinearlo è stata Valeria Mantovan, assessore regionale alla Cultura, alle Pari Opportunità, alla Formazione e all’Istruzione, secondo cui la violenza può iniziare quando una donna viene portata a credere di “non essere abbastanza” o di non avere la possibilità di costruire una vita diversa.

«Dobbiamo essere capaci di vedere i segnali prima che sia troppo tardi», ha evidenziato Mantovan, richiamando l’importanza di un lavoro culturale che accompagni quello svolto dai servizi di protezione.

Tra i protagonisti dell’incontro anche Jo Squillo, ideatrice e anima di Wall of Dolls, progetto nato per portare il tema del femminicidio e della violenza di genere negli spazi pubblici attraverso il linguaggio dell’arte.

Le bambole appese nelle installazioni, diventate negli anni un simbolo immediatamente riconoscibile, rappresentano le donne vittime di violenza e trasformano piazze e luoghi della cultura in spazi di denuncia e riflessione.

Un progetto che dimostra come la cultura possa diventare uno strumento concreto di sensibilizzazione e impegno civile, contribuendo a rompere il silenzio su una realtà che spesso rimane nascosta dietro le mura domestiche e nelle relazioni personali.

Particolarmente significativo il contributo di Emanuela Carmini, Maria Antonietta Rositani e Moira Cucchi, che hanno scelto di raccontare pubblicamente le proprie esperienze di violenza e il difficile percorso di ricostruzione della propria vita e di quella dei propri cari.

Testimonianze che vanno oltre il racconto personale e assumono un valore collettivo. Perché, come ha sottolineato Mantovan, raccontare significa anche offrire a un’altra donna la possibilità di riconoscere ciò che sta vivendo, trovare la forza di chiedere aiuto e comprendere che una via d’uscita è possibile.

Il contrasto alla violenza, secondo l’assessore regionale, passa necessariamente dal rafforzamento di una rete capace di sostenere le vittime. Centri antiviolenza, servizi territoriali, scuola e sanità devono lavorare insieme, ma accanto alla risposta istituzionale serve un cambiamento culturale profondo.

«Una donna che trova il coraggio di chiedere aiuto non deve mai essere giudicata, ma ascoltata, creduta e accompagnata», è il principio ribadito durante l’incontro.

E proprio la Mostra del Cinema di Venezia, luogo simbolico nel quale le storie vengono raccontate attraverso le immagini, diventa secondo Mantovan uno spazio particolarmente significativo per affrontare il tema. Il modo in cui il cinema e i media raccontano le donne contribuisce infatti a costruire l’immaginario collettivo e può diventare uno strumento per mettere in discussione stereotipi, rompere il silenzio e promuovere una nuova consapevolezza.

Dal Lido di Venezia arriva così un messaggio preciso: contro la violenza di genere non basta intervenire quando l’emergenza è già esplosa. Prevenire significa imparare a riconoscere i primi segnali, creare una cultura dell’ascolto e garantire a ogni donna che chiede aiuto la certezza di non essere sola.

About Author

CHIUDI
CHIUDI