Meglio poche notizie ma fondate

Dall’avvento dei social network in poi le informazioni scorrono veloci e senza verifica. Il blogger si sente giornalista e il giornalista si è mestamente dovuto adeguare, invece di imporre la propria professionalità. Si è così creata una confusione nella professione dell'”informatore” tale da cancellare la parola “etica” anche dal vocabolario della lingua italiana. Ma andiamo per ordine.

LA MIGLIORE UNIVERSITA’ DELLA VITA E’ LA GAVETTA

Quando ho iniziato la “gavetta”, verso la fine del 1994, le segnalazioni ci arrivavano direttamente al telefono oppure via fax. Mostri tecnologici squillavano e sputavano informazioni continue con rotoli e rotoli di carta (nel caso dei fax) destinati a finire nelle mani dell’aspirante giornalista ultimo arrivato il cui compito era unicamente quello di separare e distribuire i comunicati per settori (cronaca, economia, spettacoli etc). Così come sempre all’ultimo arrivato era affidato il compito di digitare sotto dettatura, al telefono, i pezzi dei corrispondenti. Sembra strano, ma quelle sono state le lezioni più importanti che avessi mai potuto ricevere. In fin dei conti, anche la prima settimana di arti marziali la trascorsi a provare e riprovare cadute: Mi lasciavo andare come un sacco di patate stando ben attenta a tenere la testa su (come imparato durante un’ora intera della precedente lezione), a battere le braccia prima del fondo schiena e tante altri piccoli accorgimenti per non farsi male. Allo stesso modo, in redazione, avevo la possibilità di acquisire nozioni basilari del linguaggio giornalistico attraverso un vero professionista che, dall’altra parte della cornetta, dava in tempo record il giusto “attacco” al pezzo ed evitava le ripetizioni supportato dalla conoscenza di un nutrito numero di sinonimi.

DAI CORRISPONDENTI NIENTE BUFALE

I corrispondenti, questi sconosciuti oggi! Erano quei professionisti “inseriti” nel tessuto locale, sempre in prima linea sul campo, che dal posto riportavano quanto era appena avvenuto, che avevano visto con i propri occhi e sentito con le proprie orecchie. Insomma, non si rischiavano bufale. Avevano le loro fonti ed erano il riferimento, spesso il tramite, con la testata giornalistica. Nessuno osava definirsi giornalista solo per una “lettera al direttore” pubblicata o per un post sui social network condiviso e magari mai letto e approfondito.

LA CONDIVISIONE E’ SOLO UN TIC!

Un tempo il titolo incuriosiva e sollecitava alla lettura dell’articolo. Oggi  ci si accontenta del richiamo. e con un solo gesto la condivisione è fatta! L’articolo fa il giro del mondo ma…in quanti sanno cosa in realtà vi è riportato? Sempre grazie esclusivamente al titolo si leggono commenti, spesso anche inopportuni, e poi commenti ai commenti con i relativi Mi Piace.

LA DIFFUSIONE SI CALCOLA IN “MI PIACE” 

Ai miei tempi il valore di un giornale si misurava in numero di copie in distribuzione. Perché la distribuzione significava lettori ma soprattutto “acquirenti”. Gli acquirenti sceglievano il giornale per i contenuti. A creare contenuti interessanti erano i giornalisti, dunque “non è il nome del giornale a rendere importante un giornalista ma il contrario”. Oggi il tutto si calcola in base ai MI PIACE, al giro di condivisioni e a ripagare il professionista per il suo lavoro ci pensa…chi? Ancora non si è capito! Se un tempo i giornali dovevano essere acquistati, appunto, per poter leggere l’articolo e conservarlo in rassegna (penso soprattutto agli uffici stampa), oggi le informazioni scorrono veloci ma soprattutto gratuitamente. Le nuove tecnologie hanno sì ottimizzato i tempi, gli spazi e i costi, ma hanno anche creato un introito per soli pochi eletti che portano il nome di colossi come Facebook, Google etc. che costringono ad elemosinare click perché, dopo una certa quantità, potrebbe essere possibile ricevere qualche centesimo di euro.

LA PROFESSIONALITA’ COSTA

Ma la professionalità costa e non vale pochi centesimi di euro. Costa l’ordine professionale, costa la formazione e l’esperienza che permettono di riconoscere “la notizia” e di distinguerla dal “gossip”, insegnano a verificare la fonte, ad approfondire con obiettività, a sfogliare il dizionario e a utilizzare soprattutto la lingua italiana limitando al massimo acronimi e parole di moda. Mantenere un linguaggio alla portata di tutti e lasciarsi guidare dalla propria curiosità e ignoranza nella ricerca della verità. Il giornalista informa non deforma, non commenta ma riporta i fatti e per farlo è disposto a mettere a repentaglio anche la sua stessa vita.

Ecco perché Kappaelle.net ha scelto di limitare gli accessi ai soli veri lettori. Non ci faranno contenti i Mi Piace e la condivisione dei nostri link sui social network. Kappaelle.net si avvale di sostenitori concreti che ripaga con notizie vere, ricercate e approfondite. Proprio alla vecchia maniera.