UNIPOL, SINDACATI CONTRO I LICENZIAMENTI MASCHERATI
Tensione e preoccupazione tra le lavoratrici e i lavoratori della sede romana di via Gaurico, in zona Laurentina, di Unipol Rental, società attiva nel noleggio a lungo termine e nei servizi di mobilità aziendale.
Nel corso di un’assemblea sindacale è emersa la forte inquietudine per il futuro di 41 dipendenti coinvolti nel piano di riorganizzazione nazionale dell’azienda, che prevede trasferimenti anche in sedi lontane e fuori regione. Una prospettiva che, secondo i sindacati, rischia di avere conseguenze pesanti non solo per i lavoratori ma anche per le loro famiglie.
A lanciare l’allarme sono Filcams CGIL Roma e Lazio e Fisascat CISL di Roma Capitale e Rieti, che in una nota sottolineano come la situazione possa tradursi, di fatto, in una serie di “licenziamenti mascherati”.
“Faremo tutto il possibile perché questo non accada – spiegano le organizzazioni sindacali –. È inaccettabile che i dipendenti siano costretti a scegliere tra la rinuncia al posto di lavoro e il trasferimento in luoghi molto lontani dalla propria casa”.
La vertenza si inserisce in un quadro più ampio che riguarda l’intera rete aziendale. A livello nazionale, infatti, le federazioni Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS hanno proclamato lo stato di agitazione e un pacchetto di 16 ore di sciopero — otto a livello nazionale e otto territoriale — accompagnato dal blocco degli straordinari.
La mobilitazione è la risposta al piano di riorganizzazione presentato dall’azienda, che prevede la chiusura di 21 sedi sul territorio nazionale e una ristrutturazione che potrebbe coinvolgere circa 100 lavoratori su un totale di 411.
Durante l’assemblea romana, i rappresentanti sindacali e i dipendenti hanno deciso di seguire con particolare attenzione il tavolo di confronto nazionale fissato per il 18 marzo.
“Non si può scaricare sulle spalle dei lavoratori il costo della riorganizzazione aziendale”, ribadiscono i sindacati, che dopo l’incontro valuteranno le prossime iniziative a tutela dei dipendenti coinvolti.
L’obiettivo dichiarato è evitare ricadute sociali che vengono definite “inaccettabili”, difendendo il lavoro e la stabilità di decine di famiglie sul territorio.

