Perché oggi è strano dover pagare per leggere?

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Non capisco cosa ci sia di tanto strano e scabroso oggi nel chiedere un “obolo” per la lettura degli articoli che vengono riportati on line.

Ai miei tempi, quando internet non esisteva ancora, i giornali si compravano in edicola oppure ci si abbonava. Eppure, oltre ad essere finanziati dallo Stato, le testate erano sostenute da sponsor e godevano della possibilità di vendere spazi pubblicitari anche se solo “entro certi limiti”, cosa che oggi non tutti sanno a quanto pare.

Oggi si trova normale subire le continue interruzioni pubblicitarie prima, durante e dopo trasmissioni di emittenti che ci costringono ad un abbonamento mensile (anche quella di Stato) ma si critica la testata che, senza sponsor né pubblicità invasive, regge da anni autotassandosi e chiede un piccolo contributo al fine di poter sostenere almeno i costi.

Perché un sito, come le attrezzature, ha un prezzo; gestirlo e alimentarlo è impegnativo, così come anche seguire fisicamente gli avvenimenti per la verifica della notizia ha i suoi costi.  Costi che la modernità ha ridimensionato ma non annullato e sia i clic che i like non pagano. Soprattutto se poi ci si limita a leggere il titolo senza approfondire il testo. Quindi senza entrare sul sito né creare interazioni sui social. Le statistiche parlano chiaro!

Certo, se si pensa al copia e incolla senza muoversi di casa e alla condivisione gratuita sui social, allora ovvio che è tutto semplice. Anche gli stessi addetti stampa oggi non hanno più motivo di chiamarsi così visto che pubblicano tutto sui social ed è “onore tuo” se lo riporti. Ecco perché, i più consapevoli ed onesti preferiscono definirsi “Social Media Manager”.

Quest’ultima questione, diventata la principale, è il vero motivo dell’inibizione agli articoli.

Per troppo tempo sono stati “scroccati” pezzi e servizi senza menzionare la fonte oppure riportati comunicati stampa vantando accreditamenti inesistenti con enti e organizzazioni con i quali non si è mai avuto a che fare. Da noi, se l’addetto stampa non ci manda invito o il comunicato direttamente alla posta elettronica dedicata, semplicemente non pubblichiamo nulla. Tanto una notizia in più o in meno non farà la differenza per noi, ma alla loro web reputation sì.

Tutto questo ha portato oggi ad un esercito di pseudo giornalisti e blog spacciati per testate regolarmente registrate. Al brulicare di fake, sia news che personaggi, e allo scadere della qualità di informazione a scapito di una crescente ignoranza anche delle forme grammaticali e, sopratutto, del linguaggio giornalistico che nulla c’entra con l’essere stati bravi a scuola coi temi.

Ne è la prova un commento “assurdo” in un gruppo Facebook di giornalisti italiani che ritengo (o forse dovrei dire ritenevo!) di un certo rilievo, in cui mi si chiedeva perché “pagare a scatola chiusa” , cioé senza sapere se poi l’articolo avrebbe soddisfatto il proprio interesse o gusto.

Mi si è fatto anche notare, credo per inesperienza e mentalità moderna dei due interlocutori, che è giusto che sia il New York Times a chidere 10 euro “per 10 settimane” e non noi (forse perché in Italia?) 10 euro “per un anno”.  Stiamo parlando degli stessi giovani giornalisti o aspiranti tali che pretendono poi di essere retribuiti. Ovviamente per restare a casa a fare il copia e incolla senza neanche una telefonata per verificare la notizia!

Nel caso di www.kappaelle.net i video sono subito free su youtube mentre gli articoli vengono “liberati” dopo qualche mese…proprio come si faceva un tempo coi giornali. Ricordate? Una volta letti gli articoli poi erano considerati vecchi e usati per altro.

Visto che sono stata pioniera in tante cose moderne di oggi, dalla web tv al citizen journalism, prima giornalista-editrice e prima videoreporter, sono certa che presto ciò che oggi sembra strano diventerà normale.

Al di là del mondo informativo, il titolo è perfetto anche per quello editoriale in genere.  Dove sootto accusa sono i libri. Ma questo è un altro editoriale!

Commenti

  • a thought by Monica Basilone

    A mio avviso, cultura e informazione sono l’unica vera ricchezza di cui, ancora, l’uomo dispone per sentirsi in grado di compiere scelte ponderate per il suo futuro ovvero per non cadere nella trappola del sistema che ci vuole schiavi e ignoranti. E tutto questo ha un costo. Ma siano benedetti, coloro che ancora oggi, in quest’era del virtuale, del “tutto e subito”, dei fake, della “tuttologia” delle masse, degli influencers che dispensano pillole di saggezza per tutti i gusti, si impegnano per scrivere libri, dare notizie sulla nostra società e sul reale quotidiano a costo di qualsiasi sacrificio. Che sia una missione? Io mi auguro di si, per il bene dei miei figli, dei miei nipoti e delle generazioni future. E su questo sono disposta, da sempre, ad investire!

  • a thought by Bruce Zizolfi

    Mi dispiace molto avendo letto attentamente questo articolo,mi viene da pensare al mio ex lavoro di pasticcere artigianato mandato in pensione dalle fabbriche di chimica,si perché se prima per mangiare un cornetto come si deve con prodotti di qualità,con lievitazione di 12 ore e sottolineo la sua digeribilità e altre conseguenze come Avvenire dibnuove scoperte di malattie,”saranno coincidenze ” io sono la persona meno adatta per parlare di sanità.
    Ma il mondo ha scelto o forse sta subendo la direzione che le masse o globalizzazione ha scelto per noi Hai tutta la mia piena comprensione unico rammarico che forse i nostri figli e nipoti non assegneranno poi prodotti artigianali. Buona fortuna a tutti noi ne abbiamo davvero bisogno!

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