NELLE ALPI OCCIDENTALI RITROVATO FRAMMENTO DI TERRA DI 530 MLN DI ANNI FA

Una ricerca condotta tra Università di Torino e Università di Berna ha individuato nell’area di Pinerolo e della Val Chisone rocce magmatiche risalenti al Cambriano

Alpi occidentali

Una storia della Terra scritta nella roccia e rimasta conservata per oltre mezzo miliardo di anni. È quella che emerge da una nuova ricerca condotta nell’area di Pinerolo e della Val Chisone, nelle Alpi occidentali, dove sono state individuate rocce magmatiche risalenti a circa 530 milioni di anni fa, dunque formatesi durante il Cambriano, molto prima che le Alpi iniziassero a prendere forma.

La scoperta riguarda il Massiccio Dora-Maira e rappresenta un importante tassello per comprendere l’evoluzione geologica di questo settore della catena alpina. Le rocce analizzate hanno infatti restituito età di circa 532 e 530 milioni di anni, attraverso lo studio degli zirconi, minuscoli minerali in grado di conservare al loro interno preziose informazioni sull’età e sulla storia delle rocce che li contengono.

«Finora si riteneva che questa parte delle Alpi fosse costituita prevalentemente da rocce molto più giovani, formatesi circa 300 milioni di anni fa – spiega Rodolfo Carosi, presidente della Società Geologica Italiana –. I nuovi risultati dimostrano invece che al suo interno è conservato un frammento di crosta terrestre molto più antico, successivamente trasformato e deformato durante la formazione della catena alpina».

La ricerca è stata presentata da Francesco De Cesari, dottorando presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, nel corso del recente Congresso congiunto della Società Geologica Italiana (SGI) e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia (SIMP), svoltosi a Padova. Lo studio è stato inoltre accettato per la pubblicazione sulla rivista scientifica internazionale Terra Nova.

Il risultato permette di guardare ancora più indietro nel tempo rispetto alla formazione delle Alpi. Quelle rocce, infatti, appartenevano a un contesto geologico molto diverso da quello attuale e sono legate alla storia dell’antico continente Gondwana, centinaia di milioni di anni prima dell’apertura dell’Oceano della Tetide Alpina e dei successivi processi che avrebbero portato alla formazione della catena alpina.

«La scoperta aiuta quindi a ricostruire una parte ancora poco conosciuta della storia geologica delle Alpi occidentali e dell’antico continente Gondwana – sottolinea Carosi – al quale queste rocce appartenevano centinaia di milioni di anni prima dell’apertura dell’Oceano della Tetide Alpina e della successiva formazione delle Alpi».

La ricerca è stata condotta da Francesco De Cesari, Davide Dana, Salvatore Iaccarino, Chiara Montomoli, Alberto Corno, Daniela Rubatto e Rodolfo Carosi, con il coinvolgimento dell’Università di Torino e dell’Università di Berna.

Lo studio rientra nelle attività del progetto CARG, il programma nazionale per la realizzazione e l’aggiornamento della cartografia geologica, nell’ambito del nuovo Foglio geologico n. 172 “Pinerolo”. Un lavoro che dimostra come il rilevamento diretto del territorio, affiancato dalle moderne tecniche di analisi di laboratorio, possa non soltanto aggiornare la conoscenza geologica del Paese, ma anche riportare alla luce testimonianze inattese della storia più remota del nostro pianeta.

Nelle montagne del Pinerolese, dunque, non si conserva soltanto la memoria della formazione delle Alpi: sotto le trasformazioni imposte dalla grande catena montuosa è rimasto custodito un frammento di crosta terrestre nato oltre mezzo miliardo di anni fa, quando il mondo era ancora profondamente diverso da quello che conosciamo oggi.

About Author

CHIUDI
CHIUDI