L’EDITOREEL: USA chiede ai turisti 5 anni di cronologia social

Chi vorrà viaggiare negli Stati Uniti con l’Esta potrebbe essere obbligato a consegnare alle autorità americane la cronologia dei propri social media degli ultimi cinque anni.

Dimmi cosa scrivi sui social e ti dirò se puoi entrare negli Stati Uniti. Sembra una provocazione, invece è una proposta ufficiale dell’amministrazione Trump.
E no, non riguarda solo chi chiede un visto di lavoro, ma anche i turisti. Anche noi italiani. Perché se questa misura andrà in porto, chi vorrà viaggiare negli Stati Uniti con l’Esta potrebbe essere obbligato a consegnare alle autorità americane la cronologia dei propri social media degli ultimi cinque anni. Cinque anni di post, commenti, like, opinioni. Non solo: email utilizzate negli ultimi dieci anni, informazioni dettagliate sui familiari, luoghi di nascita, residenza. E persino un selfie, da caricare nella domanda di autorizzazione al viaggio.

La proposta è stata pubblicata sul Federal Register, la gazzetta ufficiale americana, e per i prossimi 60 giorni è aperta ai commenti pubblici. Questo significa che non è ancora definitiva, ma il segnale politico è chiaro. Il controllo dei social, che Trump ha sempre considerato centrale, potrebbe diventare un requisito obbligatorio anche per l’Esta, che oggi coinvolge 42 Paesi, Italia compresa.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare i controlli e l’identificazione dei viaggiatori. Cosa assurda e controproducente perchè il rischio non è solo quello di rallentare i tempi di autorizzazione, ma di incidere direttamente sulle libertà civili, a partire da quella di espressione. Già tanto limitata. Ne ho prova con questa rubrica, quando tratto alcuni argomenti o termini, i video restano fermi a poche visualizzazioni. La misura potrebbe entrare in vigore nel 2026, proprio mentre gli Stati Uniti si preparano a ospitare i Mondiali di calcio, con milioni di tifosi pronti a viaggiare. Un altro duro colpo all’economia turistica del Paese già fanalino di coda da quando Trump è tornato al centro della scena politica.

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