L’EDITOREEL: Stop pensione a defunto sbagliato. Inps chiede certificato di risurrezione
Un uomo di 78 anni, della provincia di Frosinone, da tre mesi non riceve la pensione perché, secondo l’Inps, è deceduto. Vederlo vivo e vegeto non basta come garanzia. Serve certificato di… risurrezione!

C’è un uomo, 78 anni, in provincia di Frosinone, che da tre mesi non riceve la pensione perché, secondo l’Inps, risulta morto.
Sì, proprio così. E sapete quale è stata la risposta ricevuta allo sportello dell’istituto dove si è presentato vivo e vegeto? Di portare un certificato che attesti che è ancora a questo mondo e non nell’altro!
Tutto nasce da un errore, ovviamente burocratico. Una disattenzione per la dipartita di un familiare dell’uomo. Qualcuno insomma ha sbagliato a trascrivere il nome da un documento all’altro. Quindi ora ce ne sono due: uno del vero defunto e l’altro del povero malcapitato.
Non è bastato che la ASL correggesse l’errore dopo due giorni e nemmeno che lui si presentasse in carne e ossa all’Inps. A quanto pare “carta canta” più di una ipotetica risurrezione.
Ci è voluto un attimo per perdere la pensione con cui riesce a malapena a sopravvivere e chissà quanto ci vorrà ora per riaverla di nuovo.
Ora il suo avvocato ha fatto una diffida formale. Ma nel frattempo come campa l’anziano signore? Perché stiamo parlando di un errore grave che si ripercuote sulla vita di una persona.
