L’EDITOREEL: Sandokan torna ad emozionare. La vera storia del suo creatore

In questi giorni si parla tantissimo della nuova fiction in versione moderna di Sandokan. Io ricordo l’altra, eh sì ci ho na certa…! Ma pochi sanno davvero chi fosse l’uomo che Sandokan lo ha creato: Emilio Salgari. E no, non era un avventuriero spericolato che solcava i mari. Era un giornalista, uno scrittore, un uomo che ha viaggiato più con la testa che con il corpo. Un pirata… in pantofole insomma. .

Salgari non ha mai lasciato l’Italia. Eppure ci ha portati nella Malesia, in India, tra giungle, corsari, vendette, amori assoluti. Come faceva? Studiando ossessivamente in biblioteca, divorando atlanti, dizionari, riviste di viaggi. Oggi diremmo: un creatore di mondi senza budget, senza voli low cost, senza storytelling manager. Solo carta, penna e immaginazione.

Salgari ha costruito il suo mito anche su piccole bugie. Si presentava come ex cadetto della marina, come uomo che aveva visto il mondo. Non era vero. Ma era l’unico modo, forse, per essere preso sul serio. Vi suona familiare? Quante volte oggi ci sentiamo costrette a “gonfiare” il curriculum per sopravvivere?

Era pagato pochissimo, non aveva diritti d’autore, scriveva a cottimo. E anche questo sembra non essere cambiato da fine ‘800 ad oggi. Salgari è stata una macchina creativa spremuta fino all’ultimo.Fino a quando non si toglie la vita lasciando una lettera durissima agli editori: “Vi siete arricchiti con la mia pelle”.

Quindi quando guardiamo alla fiction pensiamo anche al prezzo umano che c’è dietro. Celebriamo certo il mito ma interroghiamoci su come trattiamo chi crea cultura. Perché purtroppo la situazione non è cambiata. 

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