L’EDITOREEL: Per la Cassazione il tuo capo può leggere le chat di lavoro
Per la Corte di Cassazione una chat aziendale è uno strumento di lavoro messo a disposizione dall’azienda per comunicazioni di servizio. Questo significa che, in presenza di indizi concreti, il datore di lavoro può utilizzarla anche a fini disciplinari.
Secondo voi, è giusto che il titolare o la titolare possa leggere le chat di lavoro? Vi faccio questa domanda perchè mi interessa sapere il vostro parere su una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha appunto stabilito che sì, il dirigente delle risorse umane di una nota multinazionale fosse licenziato per giusta causa dopo che l’azienda aveva acquisito e letto le conversazioni interne di una chat di lavoro.
Secondo i giudici, una chat aziendale non è paragonabile a un gruppo WhatsApp tra colleghi: è uno strumento di lavoro messo a disposizione dall’azienda per comunicazioni di servizio. Anche se viene usata fuori dall’orario di lavoro o contiene messaggi più informali. Questo significa che, in presenza di indizi concreti, il datore di lavoro può utilizzarla anche a fini disciplinari.
Nel caso specifico, dalle chat emergevano pressioni, decisioni poco trasparenti su un’assunzione e persino tentativi di ostacolare verifiche interne. Tutto è partito dalla segnalazione di un candidato che si era sentito trattato ingiustamente.
Ma attenzione, i giudici parlano di controlli difensivi mirati, ammessi solo per prevenire o accertare comportamenti illeciti, e solo se il lavoratore è stato informato in modo chiaro, ad esempio attraverso policy aziendali richiamate nel contratto.
Insomma, bisogna prestare attenzione alla sottile linea di confine tra spazio di lavoro e quello privato. Voi cosa ne pensate?
Aspetto i vostri commenti da condividere nelle storie di tutti i canali social, miei e di kappaelle.net, il web magazine per le donne intraprendenti.
