L’EDITOREEL: Londra sperimenta la castrazione chimica

Il governo britannico ha deciso di avviare una sperimentazione sulla castrazione chimica su condannati per gravi reati sessuali.

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C’è una notizia che sta facendo molto discutere, e che personalmente mi ha colpita moltissimo. Il governo britannico ha deciso di avviare una sperimentazione sulla castrazione chimica per i condannati per gravi reati sessuali.

Sì, hai capito bene. Per ora si tratta di un progetto pilota: coinvolgerà 20 carceri nel Regno Unito e, in questa prima fase, sarà su base volontaria. Ma il Ministro della Giustizia è stata chiara: potrebbe diventare obbligatoria.

E questa, diciamolo subito, non è solo una notizia. È un tema che tocca il corpo, la libertà, la giustizia… ma anche la nostra idea di protezione e prevenzione.

La castrazione chimica consiste nella somministrazione di farmaci che spengono il desiderio sessuale, la pulsione, e in molti casi anche la funzionalità.

Il fine dichiarato è duplice: ridurre il rischio di recidiva e contemporaneamente alleggerire il sovraffollamento nelle carceri, rilasciando – in modo controllato – migliaia di detenuti.

Una misura estrema, che non arriva dal nulla: in Polonia è già obbligatoria per alcuni reati sessuali, in Germania e Danimarca è utilizzata su base volontaria.

Ma qui la domanda è un’altra, ed è urgente: È davvero la soluzione? O è solo un tappabuchi, una scorciatoia farmacologica a un problema molto più profondo?

Perché la violenza sessuale non nasce nel desiderio. Nasce nella volontà di dominare, di controllare, di umiliare.
E allora è giusto concentrare la risposta solo sul corpo del colpevole? Dove sono le misure psicologiche, i percorsi di recupero, il sostegno reale alle vittime?

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