L’EDITOREEL: Licenziata assenteista, Comune multato per violazione della privacy

Una dipendente comunale viene beccata mentre si comportava in modo incompatibile con lo stato di malattia dichiarato. Il licenziamento che sembrava “scontato” si trasforma in un boomerang. Il Comune infatti si è beccato 15mila euro di multa dall’AgCom.

La storia che vi racconto oggi è un perfetto esempio di come privacy, lavoro e tecnologia possono portare ad… un cortocircuito!

Parliamo di un caso che arriva dall’Alta Padovana, dove una dipendente comunale viene licenziata dopo essere stata ripresa dalle telecamere mentre, secondo l’amministrazione, si comportava in modo incompatibile con lo stato di malattia dichiarato. 

Fin qui penserete: “Eccola, un’altra furbetta del cartellino”. E invece no. Perché il punto di questa storia non è cosa abbia fatto, ma come sono state ottenute e gestite le immagini incriminanti.

Perché secondo il Garante della Privacy il Comune ha trattato i dati personali della dipendente in modo illecito. Telecamere usate oltre lo scopo previsto, riprese provenienti da impianti pubblici incrociate con dati di presenza… e poi il video registrato dal cellulare privato di un altro dipendente, inviato via WhatsApp direttamente al telefono “personale” della sindaca — perché il Comune non aveva fondi per fornirle un telefono di servizio.

E allora il licenziamento che sembrava “scontato” si trasforma in un boomerang. Il Comune infatti si è beccato 15mila euro di multa per aver usato telecamere, smartphone personali e chat private come se fossero strumenti di indagine.

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