L’EDITOREEL: La verità dietro Punch, quando la sofferenza diventa profitto
Un’inchiesta della BBC nel 2023 ha scoperto reti di clienti occidentali che pagavano per vedere macachi torturati in Indonesia. Video commissionati, girati e distribuiti su piattaforme free e accessibili a tutti, generando fatturati milionari
Se vi siete commossi anche voi per Punch, il cucciolo di macaco abbandonato dalla mamma diventato famoso grazie ad un video che lo ritrae a giocare da solo con un peluche, dovete sapere che c’è qualcosa di molto più grave che accade ogni giorno proprio online, lontano dai riflettori.
Oggi sappiamo che Punch è seguito con attenzione e che il suo percorso di integrazione sta migliorando. Ma mentre ci indigniamo – giustamente – per un caso che sembra tenero e malinconico, migliaia di altri animali subiscono violenze reali, organizzate e monetizzate.
Sì, monetizzate. Perché la violenza sugli animali online è un business.
Un’inchiesta della BBC nel 2023 ha scoperto reti di clienti occidentali che pagavano per vedere macachi torturati in Indonesia. Video commissionati, girati e distribuiti su piattaforme free e accessibili a tutti, generando fatturati milionari.
Eh s’, la sofferenza animale genera engagement, e l’engagement genera denaro.
E non sempre è facile riconoscere l’abuso. Ci sono anche animali feriti o messi in pericolo solo per inscenare un finto salvataggio e chiedere donazioni. Ci sono animali vestiti, costretti a “ballare”, trattati come giocattoli domestici. Scene che possono sembrare innocue o addirittura dolci, ma che spesso nascondono stress, malnutrizione, isolamento.
Le piattaforme hanno si regole contro la crudeltà sugli animali, ma l’applicazione è debole e gli algoritmi, paradossalmente, suggeriscono questi video proprio a chi ama gli animali, perché sa che reagirà, commenterà, condividerà.
E comunque la colpa resta sempre la nostra, o meglio di chi alimenta o asseconda questo sistema. Perché, ammettiamolo, tutti noi guardiamo e condividiamo questi video, che sia per divertimento o per indignazione.
Ma cosa accadrebbe se fossero invece segnalati come non interessanti? Raccontatemi nei commenti cosa ne pensate. Promuoverò i vostri punti di vista, se interessanti, condividendoli nelle storie di tutti i canali social, miei e di kappaelle.net, il web magazine per le donne intraprendenti.
