L’EDITOREEL: La vera storia della casa di Giulietta tra turismo, amore e marketing
A Verona, per visitare la celebre casa di Giulietta si paga. Si paga per vedere qualcosa che non è mai appartenuto a nessuno perché sia Giulietta che Romeo non sono mai esistiti.
Verona, per visitare la celebre casa di Giulietta si paga. Si paga per vedere qualcosa che non è mai appartenuto a nessuno perché sia Giulietta che Romeo non sono mai esistiti. E nemmeno William Shakespeare, il creatore di questa tragedia immortale, è mai stato nella città che oggi è considerata la più romantica d’Italia.
L’edificio sì è medievale, appartenuto nel Trecento alla famiglia Cappello, un cognome che richiama vagamente i Capuleti. E da qui nasce tutto. All’inizio del Novecento, negli anni ‘30 esattamente, per rendere omaggio al mito shakespeariano si decise di “costruire” il mito: viene restaurata la casa, aggiunto il balcone – che prima non c’era – e trasformato uno spazio urbano in un simbolo universale dell’amore. Un’operazione culturale così potente da rendere Verona famosa in tutto il mondo. Milioni di persone ogni anno si affacciano almeno nel cortile e accarezzano la statua, lasciano lettere d’amore e bigliettini attaccati ai muri.
Oggi però arriva la novità del biglietto d’ingresso. Ma…stiamo pagando per entrare in un luogo storico o per vivere un racconto collettivo che abbiamo deciso di credere vero?
La casa di Giulietta non è una prova storica, è una narrazione. Ma forse è proprio questo il punto: non celebriamo la verità, celebriamo ciò che ci fa sognare.
