L’EDITOREEL: La nuova stand up comedy per i social, talento o scorciatoia?
Non tutti plaudono al fenomeno crowd work che ha travolto la stand up comedy per favorire i social. Ecco perché…
Negli ultimi anni la stand up comedy sta cambiando pelle, e il fenomeno si chiama crowd work: i comici parlano con il pubblico, improvvisano, costruiscono le battute sul momento partendo dalle risposte degli spettatori. Un tempo era un trucco per salvare una serata difficile o scaldare l’atmosfera. Oggi, invece, per molti comici è diventato il cuore dello spettacolo.
E sapete perché? Perché funziona benissimo sui social.
Ogni scambio con il pubblico può diventare un reel perfetto: breve, spontaneo, virale. Alcuni comici hanno persino abbandonato i monologhi scritti per dedicarsi quasi solo all’improvvisazione.
Ma non tutti plaudono questa rivoluzione.
Molti comici della vecchia scuola sostengono che il rischio sia quello di impoverire la comicità, trasformando lo spettacolo in una sequenza di domande e risposte. Addio quindi alla scrittura, ma soprattutto alle ore di lavoro per trovare il modo di presentare con ironia la propria visione della società e degli eventi di attualità.
Ci si domanda quindi se anche in questo caso stia venendo a mancare il vero talento e la capacità di costruire
un monologo.
Certo, improvvisare davanti a un pubblico richiede intuito e rapidità. Ma si finisce per pagare ciò che alla fine risulta essere solo una intervista piuttosto che per assistere al lavoro di un autore.
Ora però voglio sentire anche voi: quando guardate uno spettacolo di stand up comedy, preferite l’improvvisazione con il pubblico o un monologo scritto e costruito?
Scrivetelo nei commenti, perché promuoverò i vostri punti di vista, se interessanti, condividendoli nelle storie di tutti i canali social, miei e di kappaelle.net, il web magazine per le donne intraprendenti.

