L’EDITOREEL: La mancia per le tette è ironia o sessismo?

Il cartello in un bar che invita a lasciare mance per le ferie e per le tette scatena indignazione solo sui social.

Ma davvero nel 2025, ormai agli sgoccioli, stiamo ancora discutendo di battute come “mance per le tette?”
Torniamo a Padova ma per una vicenda diversa da quella di ieri: In un bar compare un barattolo delle mance con scritto: “mancia per le ferie e le tette”. Una battuta, dicono. Un gioco tra dipendenti e clienti abituali. Eppure basta una foto, un titolo, e il caso scoppia. Perché? Perché tocca un nervo scoperto della nostra società: il confine sottile tra ironia e sessualizzazione, tra leggerezza e mancanza di sensibilità.

Il titolare del bar dice che nessuno si è mai lamentato, che le ragazze scherzano, che tutti lì dentro la vivono come una goliardata. E ci può stare: il contesto, lo sappiamo, è tutto. Ma fuori da quel bar… fuori da quella bolla… cosa succede? Succede che una scritta così diventa un simbolo discutibile per alcuni e persino irritante per altri.

E soprattutto: possibile che tutto diventi virale solo quando tocca l’immagine, il corpo, la provocazione? Gli antropologi spiegano che  viviamo in una società in cui il testo non basta più, contano le immagini, conta lo spettacolo. Ed è vero: basta un cartello, una foto, un frame di due secondi… e tutto diventa discussione nazionale.

Ma allora qual è il vero problema? L’umorismo? La sensibilità crescente?  O semplicemente la nostra difficoltà a distinguere un contesto privato da uno pubblico in cui tutto viene amplificato?

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