L’EDITOREEL: Il TAR chiude la stanza per l’ascolto di Torino
All’ospedale Sant’Anna di Torino esisteva da mesi una “stanza per l’ascolto”, gestita dal un gruppo antiabortista, che il TAR ha ritenuto andare contro la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Stavolta parto con la domanda: Può un’associazione, che è apertamente contro l’aborto, stazionare in un ospedale pubblico dove le donne vanno per esercitare un diritto sancito dalla legge?
A Torino, all’ospedale Sant’Anna, esisteva da mesi una “stanza per l’ascolto” gestita dal Movimento per la Vita, un gruppo antiabortista. Il cui scopo, ovviamente, era quello di dissuadere le donne intenzionate a interrompere la gravidanza.
Ho usato il passato perché il TAR ha detto stop: quella stanza va chiusa.Perché va contro la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Perché i volontari non avevano competenze verificate. E perché in uno Stato laico, i diritti si tutelano, non si sabotano.
Questo non è solo un fatto di cronaca. È una questione di libertà, autodeterminazione, giustizia. Una donna che sceglie di abortire non ha bisogno di essere giudicata, colpevolizzata o “convinta” a cambiare idea. Ha bisogno di rispetto per una scelta già di per sé difficilissima e che lascerà il segno per tutta la vita. Ha bisogno di uno Stato che la protegga, non che la metta sotto pressione rischiando che si trasformi in un’altra Chiara, che ha deciso di fare da sola. Ricordate la giovane che ha nascosto le gravidanze, ha partorito e poi seppellito i neonati. Ecco, lei sì che si è rovinata la vita per sempre!
