L’EDITOREEL: Errore medico a Pisa, anni di chemio per un tumore che non c’è
Quando la medicina sbaglia, il prezzo non è solo una sentenza, è una vita stravolta. Una donna di 47 anni ha affrontato chemioterapia, cortisone e steroidi, convinta di lottare contro un tumore erroneamente diagnosticato a Pisa
Quando la medicina sbaglia, il prezzo non è solo una sentenza, è una vita stravolta. La vicenda di oggi riguarda una donna di 47 anni che, dal 2007 al 2011, ha affrontato chemioterapia, cortisone e steroidi, convinta di lottare contro un tumore diagnosticato a Pisa dopo una biopsia midollare e intestinale.
Nel processo, l’azienda ospedaliera ha parlato di quadro clinico complesso, di difficoltà diagnostiche. Riconosce un’invalidità permanente del 60%, parla di personalizzazione del danno, e racconta uno stravolgimento totale: non solo psicologico, ma concreto, quotidiano. Questa donna lavorava come assicuratrice, ha dovuto ridurre il lavoro, si è vista ritirare la patente, perché considerata non più idonea alla guida.
Peccato che quel tumore non ci fosse. A dirlo, anni dopo, è stata una nuova biopsia effettuata a Genova, che ha escluso completamente la presenza della malattia. Quattro anni di cure invasive, pesantissime, inutili.
La Corte d’Appello di Firenze ha ora messo un punto fermo e condannato l’Azienda ospedaliera universitaria pisana a risarcire la paziente con 467mila euro. Ma…quanto vale davvero il tempo perso, il corpo provato, la fiducia incrinata?
È una storia che interroga il sistema sanitario, il rapporto medico-paziente, e anche noi: quanto siamo pronti a fidarci, e quanto siamo preparati a farci domande? Vi sembra giusto? È un risarcimento adeguato? E come si può evitare che succeda di nuovo?
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