L’EDITOREEL: Epatite A, per i Napoletani addio alla tradizione voluta dal re lazzarone
L’allarme epatite A a Napoli mette a rischio la tradizione della zuppa di cozze del Giovedì Santo che per tanti è un rito irrinunciabile.
L’allarme epatite A a Napoli mette a rischio la tradizione della zuppa di cozze del Giovedì Santo che per tanti è un rito irrinunciabile.
In queste ore la Regione Campania ha attivato controlli serrati su filiere, ristoranti e vendita di frutti di mare, invitando alla massima prudenza. Una misura necessaria per contenere i contagi, ma che sta già cambiando le abitudini di migliaia di persone.
Perché a Napoli la zuppa di cozze non è solo un piatto: è identità, storia, memoria collettiva. Una tradizione che affonda le radici addirittura nel Settecento, quando Ferdinando I di Borbone – il cosiddetto “re lazzarone” – cercò di limitare i suoi eccessi durante la Settimana Santa… senza però rinunciare del tutto al piacere del pesce.
E così nacque una versione più “semplice”, più popolare, che nel tempo è diventata un simbolo. Un perfetto mix tra sacro e profano, proprio come Napoli sa fare meglio di chiunque altro.
Oggi però la situazione sanitaria riporta tutti con i piedi per terra: controlli, prevenzione e attenzione alla provenienza dei prodotti diventano fondamentali. Tradizione sì, ma in sicurezza.
E voi? Che siate Napoletani o turisti che avete in programma una visita alla mia adorata città natale in questo periodo, siete pronti a rinunciare ad una tradizione culinaria tanto sentita e radicata?
Io non vivo a Napoli, né ho in previsione di andarci, ma alla zuppa di cozze non rinuncio, fatta in casa e con prodotti controllati ovviamente.
Scrivetemi cosa ne pensate nei commenti, promuoverò quelli interessanti, condividendoli nelle storie di tutti i canali social, miei e di kappaelle.net, il web magazine per le donne intraprendenti.


