L’EDITOREEL: Centri in Albania, primo risarcimento. Decisione storica del Tribunale di Roma

Per la prima volta il governo italiano dovrà risarcire un migrante trasferito nei centri in Albania.

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Per la prima volta il governo italiano dovrà risarcire un migrante trasferito nei centri in Albania.

Sì, il Tribunale di Roma ha condannato il Ministero dell’Interno a pagare un risarcimento a un uomo di 50 anni, originario dell’Algeria, che nella primavera del 2025 era stato trasferito nel centro di Gjader, in Albania. Parliamo delle strutture volute dal governo di Giorgia Meloni, costruite grazie a un accordo con l’Albania per gestire una parte delle persone migranti fuori dal territorio italiano.

L’uomo, che vive in Italia da 19 anni, ha una compagna italiana e due figli. Era trattenuto nel CPR di Gradisca d’Isonzo quando gli è stato detto che sarebbe stato trasferito a Brindisi. Invece, è stato portato a Gjader, senza una comunicazione formale e senza poter avvisare né il suo avvocato né la sua famiglia. Secondo il suo racconto, il trasferimento sarebbe avvenuto in condizioni degradanti, con fascette ai polsi per tutto il viaggio. 

Per questioni di sicurezza secondo il Ministero.

Una volta arrivato in Albania, non avrebbe potuto contattare la famiglia, proprio mentre stava seguendo un percorso delicato legato alla valutazione delle capacità genitoriali, con i figli affidati ai nonni materni. Dopo circa un mese, presentata la richiesta d’asilo, è stato riportato in Italia.

Aveva chiesto 5mila euro di risarcimento. Il giudice gliene ha riconosciuti 700, più le spese legali. Una cifra simbolica? Forse. Ma il punto non è l’importo. Il punto è il precedente.

Perché questa sentenza del Tribunale di Roma complica ulteriormente l’operatività di strutture che non sono mai davvero entrate a pieno regime.

Voi cosa ne pensate? Questa decisione è una tutela necessaria dei diritti fondamentali o un ostacolo alla gestione dei flussi migratori? Scrivetelo nei commenti, promuoverò i vostri punti di vista, se interessanti, condividendoli nelle storie di tutti i canali social, miei e di kappaelle.net, il web magazine per le donne intraprendenti.

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