L’EDITOREEL: Body shaming in negozio, cliente chiede scuse e risarcimento
“Se le piace mangiare, non è colpa nostra” è la risposta che ha ricevuto a Napoli una signora che in un negozio ha osato chiedere un cappotto della taglia 48.
E poi ci si lamenta che gli esercizi commerciali chiudono perché si preferisce fare acquisti on line. Beh se bisogna fare i conti con il giudizio dei commessi e delle commesse, non c’è da sorprendersi!
Mi riferisco all’episodio che ha visto protagonista a Napoli una signora che in un negozio ha osato chiedere un cappotto della taglia 48…No 58…eh!
E sapete quale è stata la risposta? “Se le piace mangiare, non è colpa nostra”. Insomma, palese e gratuito body shaming. Non di moda, ma di rispetto! Senza parlare che certe parole, anche se dette con leggerezza o per divertimento – che di divertente non ha proprio niente – restano come macigni pesanti difficili da scrollarsi di dosso per chi ne è vittima.
Ma questa cliente non ha taciuto e si è rivolta agli avvocati che ora chiedono scuse formali e un risarcimento per danni morali.
Atto di coraggio? No reazione giustissima secondo me e poi…diciamolo ma…a chi non piace mangiare?
Invece secondo voi quanto pesa ancora, nel 2026, lo stigma sulla taglia, soprattutto sulle donne? Raccontatemi il vostro punto di vista nei commenti: se interessante, promuoverò il vostro profilo condividendolo nelle storie di tutti i canali social, miei e di kappaelle.net, il web magazine per le donne intraprendenti.
