L’EDITOREEL: Animale smarrito in aeroporto, per legge è un bagaglio
Perdere un cane in aeroporto, per la Corte di Giustizia Europea, è come smarrire un bagaglio.
Sapete qual è la cosa più assurda che ho letto questa settimana?
Che perdere un cane in aeroporto, per la Corte di Giustizia Europea, è come smarrire un bagaglio.
Sì. Un essere vivente, con un nome, una storia, un cuore… trattato come una valigia dimenticata su un nastro trasportatore.
La vicenda è vera: Una ragazza argentina, Grisel Ortiz, nel 2019 vola da Buenos Aires a Barcellona con la sua cagnolina, Mona. Tutto è in regola: documenti, trasportino, controlli veterinari. Ma durante l’imbarco… Mona sparisce. Dispersa. E non verrà più ritrovata.
Grisel denuncia la compagnia, Iberia, e chiede un risarcimento per il danno morale: 5 mila euro. Solo 5 mila euro…fosse successo a me con la mia Monkina non ci sarebbe stato valore adeguato. Perchè Mona, come qualunque altro animale d’affezione, e lo dice il termine stesso , non è un oggetto, ma un familiare.
Invece, sapete cosa ha deciso la Corte Europea? Che gli animali in volo sono da considerarsi bagagli. E che, se non si dichiara un “valore speciale” al check-in — cosa che, in realtà, nessuna compagnia accetta davvero — valgono le stesse regole di una valigia smarrita.
In pratica: il tuo cane o gatto si perde e per la legge… ti spetta il rimborso di un trolley.
Insomma, la legge, ancora una volta, arriva tardi. Non riconosce il valore emotivo, né la responsabilità che un essere umano assume quando affida la propria creatura a un sistema che dovrebbe proteggerla.
