Gli Italiani festeggiano una libertà ormai perduta

Gli Italiani festeggiano una libertà ormai perduta

Sembra un paradosso, ma quest’anno la festa nazionale del 25 Aprile, a ricordo dell’insurrezione generale nei territori italiani ancora occupati dai nazifascisti, ci vede tutti nuovamente assediati, anche se da un nemico diverso.

Nonostantetutto, le consuete celebrazioni non sono state annullate e si terranno a porte chiuse, concedendo la partecipazione virtuale attraverso i media.

Ma davvero possiamo ancora considerarci liberi?

Anche se, settantacinque anni dopo, ci ritroviamo in una condizione “simile” a quella dei nostri nonni o genitori? Controllati, costretti a girare per strada il meno possibile e lontani dai nostri cari.

Certo, oggi abbiamo un diverso modo di comunicare che elimina le distanze e ci permette di mantenere i contatti. Non dimentichiamo, però, che è lo stesso modo che le distanze le ha create, senza che ce ne accorgessimo, con chi ci era invece vicino.

Chi l’occupazione nazifascita e la guerra l’ha vissuta sulla propria pelle probabilmente penserà che sto bestemmiando. Mettetevi però, per un attimo, nei panni di chi “libero” ci è nato e capirete che siamo nella stessa barca.

Ma pensate anche agli ultra ottantenni che, superata una fase difficile, sono stati invece condannati oggi da un intruso invisibile e del tutto sconosciuto contro il quale nessuna esperienza passata può far nulla.

Dunque, cosa si celebra? Soprattutto un evento in cui gli italiani sono stati uniti ed “insieme” hanno vinto!

Il 25 aprile, quindi, prendiamoci un momento per ricordare, o per informarci e informare, su quanto avvenne esattamente tra il 21 ed il 29 aprile 1945 per apprendere che non è stata l’autonomia delle singole regioni, né i pregiudizi tra settentrionali e meridionali, nemmeno la propaganda politica o gli egoismi economici a renderci tutti liberi.

Comprenderemo, così, anche che “l’unione fa la forza” non è solo un detto ma è un’azione concreta, l’unica arma in grado di combattere qualsiasi nemico e che può essere particolarmente letale per questo virus.

E chissà, magari un giorno i nostri discendenti potranno celebrare un nuovo anniversario nazionale: La festa dell’altruismo collettivo!

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