DOMATA O SCONFITTA? SHAKESPEARE AL TEMPO DEL #METOO
La rilettura de La bisbetica domata al Ferento TeatroFestival 2025 mette in discussione il lieto fine elisabettiano: una commedia che oggi fa riflettere più che ridere, tra potere, genere e libertà negata.
La sera del 1° agosto 2025, l’antico Teatro Romano di Ferento ha ospitato una Bisbetica domata profondamente diversa da quella che William Shakespeare concepì alla fine del Cinquecento. Sotto la regia di Roberto Aldorasi, con Amanda Sandrelli nei panni di Caterina e Pietro Bontempo in quelli di Petruccio, lo spettacolo ha scosso il pubblico con una messinscena che rilegge la celebre commedia alla luce del presente, ribaltando l’interpretazione tradizionale e costringendo a confrontarsi con le implicazioni più inquietanti di ciò che un tempo si rideva.

Nel contesto elisabettiano, The Taming of the Shrew era una satira brillante e feroce sul matrimonio e sul ruolo della donna: Caterina, la “bisbetica”, era la caricatura della moglie ribelle che, alla fine, trovava la sua “redenzione” nell’obbedienza coniugale. Il pubblico dell’epoca, immerso in una cultura rigidamente patriarcale, rideva del processo di “addomesticamento” come se si trattasse di una doma animale: crudele, ma necessaria.
Oggi, quelle stesse battute fanno tutt’altro effetto. La risata si fa amara. Il pubblico contemporaneo, più consapevole della dinamica tra potere e genere, non riesce più a vedere in Petruccio il protagonista romantico, né in Caterina una donna semplicemente “raddrizzata”. Al contrario, in questa lettura attenta e moderna di Francesco Niccolini, l’elemento comico si dissolve in una tensione crescente, fino al monologo finale in cui la sottomissione di Caterina assume i tratti di una disfatta umana e spirituale.
Amanda Sandrelli offre una Caterina tormentata, non addomesticata ma spezzata. Il sorriso della ribelle svanisce scena dopo scena, fino a lasciare spazio a uno sguardo spento che racconta la solitudine di chi ha perso se stessa per sopravvivere. Il palcoscenico, con le scene essenziali di Francesco Esposito e le luci taglienti di Samuele Batistoni, accompagna questa decostruzione: non c’è fasto, non c’è ironia rassicurante. C’è solo l’eco di un sogno infranto.
Il pubblico, immerso nella suggestione notturna dell’area archeologica, ha accolto lo spettacolo con un silenzio partecipe e consapevole. Le risate non sono mancate, ma erano spesso filtrate da un senso di disagio, quasi a riconoscere che qualcosa nella struttura comica si era incrinato.
E qui sta il merito di questa messa in scena: nel rivelare come ciò che ci faceva ridere un tempo oggi ci mette a disagio. E come ciò che allora era un ordine sociale da rispettare — una donna “domata” per amore — oggi sia visto per quello che è: una violenza simbolica, psicologica e, nella rilettura più cruda, anche fisica.
La Bisbetica di Ferento non ci dice solo chi era Caterina. Ci chiede chi siamo noi oggi. E, soprattutto, quanto siamo davvero cambiati.

