BRUZZONE PORTA SUL PALCO LE FAVOLE DA INCUBO DI CUI SIAMO TUTTI RESPONSABILI

La criminologa Roberta Bruzzone ha portato sul palco del teatro romano di Ferento il suo viaggio lucido e doloroso nei meccanismi culturali che alimentano la violenza di genere, tra cronaca nera e riflessione collettiva, sulle note musicali del marito Massimo Marino.

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Nella cornice suggestiva del Ferento TeatroFestival Roberta Bruzzone ha trasformato il palcoscenico in una sorta di aula civile, dove la parola diventa indagine, denuncia e carezza insieme. Favole da incubo non è uno spettacolo “comodo”: è una ferita che pulsa, che non si può ignorare, un racconto che attraversa le pieghe più oscure della cronaca nera per restituire dignità alle vittime e chiamare il pubblico a un’assunzione di responsabilità.

Con amara ironia, quella che trova spazio tra le assurdità, la criminologa ha smontato pezzo per pezzo i luoghi comuni e gli stereotipi di genere che, radicati nel nostro quotidiano, finiscono per nutrire le condizioni della violenza sulle donne.

I maschi sono intelligenti, le femmine utili”; “l’uomo comanda, la donna accudisce”, “non sei donna se non sei madre“: sembrano retaggi di un passato lontano, invece nelle realtà sono ancora vive e operative nelle relazioni e nelle strutture sociali moderne.

L’alternanza tra la durezza dei casi di femminicidio ricostruiti con precisione investigativa e la musica dal vivo del marito Massimo Marino ha creato un equilibrio potente: un respiro necessario tra una ferita e l’altra. Sul palco Bruzzone non racconta solo il male, ma indaga le sue radici invisibili, quelle che tutti – vittime, carnefici, opinione pubblica –  in qualche misura condividono o tollerano.

Il pubblico ha percepito chiaramente la missione del lavoro: non giudicare, ma far emergere consapevolezza. Perché, come ha ricordato Bruzzone, il cambiamento comincia dallo smascherare le voci interiori che giustificano le disuguaglianze e normalizzano la violenza.

Favole da incubo lascia il peso della responsabilità condivisa. E’ un invito a non distogliere mai lo sguardo e a fare della cultura il primo strumento di prevenzione. Perchè “ORA BASTA!”.

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