L’EDITOREEL: Privacy, l’oblio non è un diritto per tutti

Oggi, più di ieri, i giornalisti sono responsabili dell’affidabilità delle informazioni che ricevono perché una volta pubblicata una notizia non verificata che potrebbe risultare poi falsa…diventa difficile cancellarla. 

Il Garante della privacy dice No al diritto all’oblio per chi si è macchiato di reati gravi, soprattutto se la vicenda giudiziaria si è da poco conclusa ed è ancora di interesse pubblico.

Cos’è il diritto all’oblio?

Si può definire anche come diritto alla cancellazione dei propri dati ed è uno dei diritti di privacy, divenuto oggi particolarmente rilevante, data l’invadenza del web e la sua capacità di ricordare senza limiti temporali.

Insomma, tutto resta memorizzato, anche se si è trattato di un errore o un caso di omonimia o fake news. Internet,insomma, non perdona! Il diritto all’oblio è anche una delle “regole” che i giornalisti sono tenuti a rispettare.

Non si dovrebbero, per esempio, ricordare eventi spiacevoli legati a qualche personaggio se non c’è motivo per farlo.

Oggi, più di ieri, si è responsabili dell’affidabilità delle informazioni che arrivano, perché una volta che si pubblica una notizia non verificata che potrebbe risultare poi falsa…diventa impossibile poi cancellarla.

Così come mi è capitato di ritrovare il mio nome associato ad eventi e attività alle quali sono totalmente estranea a causa di un hashtag o di una tag su qualche social.  Ed è davvero difficile, nel mio caso, che si tratti di omonimia.

Questo sì, che diventa inquietante.


L’editoreel è la nuova rubrica di Katiuscia Laneri, fondatrice e direttrice di questa testata, pensata per i social media con l’obiettivo di riportare brevi considerazioni e pensieri personali in una nuova e più moderna modalità di comunicazione.

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