E’ stato presentato al pubblico “Dom”, il primo libro del fotografo romano Stefano Mirabella, nel corso di un evento tenutosi presso Officine Fotografiche: un progetto fotografico dedicato alla vita semplice ed innocente di un gruppo di ragazzini di un paesino dell’entroterra polacco.
“E’ una giornata qualunque qui a Cieszęta, un remoto e minuscolo paesino nel nord della Polonia, da queste parti il tempo scorre lento, con un ritmo dettato esclusivamente dalla natura e dal lavoro dell’uomo, poi ci sono loro, i bambini, che crescono con le cose semplici di tutti i giorni e che regalano gioia e vitalità alle loro fattorie che altrimenti sarebbero calme e silenziose fino a sera…” Queste parole illustrano perfettamente l’atmosfera ed i contenuti del lavoro, un progetto che ha voluto raccontare con umanità e partecipazione le estati dei ragazzini con cui il fotografo ha trascorso, ogni anno per cinque anni, diverse settimane nella loro fattoria.
L’autore ha condiviso ed osservato insieme ai ragazzi un quotidiano che, nella Polonia sempre più moderna e tecnologicamente evoluta, mantiene una sua identità tradizionale, fatta di giochi semplici, nuotate in uno stagno, corse tra prati fangosi nei lunghi pomeriggi estivi. “Dom” non racconta una storia specifica; l’occhio di Mirabella – come sempre esemplare per pulizia e densità compositiva – si affida ad una struttura cromatica costante per uniformare un vero e proprio affresco, nato dall’idea di costruire una memoria visiva di un tempo destinato a svanire; non a caso è quando i ragazzi sono cresciuti che Mirabella ha smesso di fotografarli, ed ha iniziato a dare una forma conclusiva al progetto interrotto. Ecco che allora l’intento narrativo, strategicamente escluso in premessa, finisce in qualche modo col rientrare dalla finestra, perché questa serie di immagini, così efficaci e suggestive nella loro coloritura, ha come esito il dare corpo ad una duplice testimonianza: quella del fotografo che è stato in quei quando e quei dove, facendosi creatore di memorie; e quella dei protagonisti fotografati – persone, luoghi, ambienti – che un domani potranno ritrovarsi e ri-guardarsi. Perché con garbo, e dosando sapientemente intimità e rispetto, Stefano Mirabella li ha sottratti all’oblio di un passato indistinto, conferendo loro la dignità di un prezioso ricordo.

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