C’era da aspettarselo che prima o poi anche la criminalità si sarebbe organizzata con le nuove tecnologie per supportare i detenuti.

Grazie ai droni oggi si è in grado di consegnare in carcere telefoni, droga, schede sim e all’estero è capitato anche che siano state fornite armi da taglio.

E fino a quando si fanno del male tra loro, poco importa sinceramente, ciò che preoccupa è l’incolumità della polizia penitenziaria. 

Agenti che per un misero stipendio rischiano la vita chiusi in una struttura a stretto contatto con chi è pronto a non farsi scrupoli. 

Infatti, di solito è vietato volare nei pressi di un carcere senza autorizzazione.

Come risolvere il problema? La soluzione ci sarebbe, e potrebbe essere sperimentata nell’istituto penitenziario di Siracusa, selezionato tra quelli in Italia.

Si tratta di un sistema brevettato da un’impresa israeliana che consiste in una specie di “ombrello” invisibile che, con una serie di impulsi, porterebbe ogni drone che viola lo spazio aereo a precipitare al suolo.

Per il via libera ci vuole il permesso del Ministero che deve definire costi e procedure della sperimentazione di cui si parla già da due anni!


L’editoreel è la nuova rubrica pensata per i socialmedia con lo scopo di riportare brevi considerazioni e pensieri personali in una nuova e più moderna modalità di comunicazione

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