Talk e proiezioni al Festival “Take Me To Church – Film Edition”

Dal 14 al 20 Dicembre si è tenuto il Festival “Take Me To Church – Film Edition”.  Una settimana di eventi gratuiti nella Basilica di San Severo fuori le Mura a Napoli nel quartiere Sanità durante i quali ci sono state proiezioni di film con la partecipazione dei registi e di diversi esperti, ma anche di esibizioni musicali, mostre d’arte e visite guidate.
Ogni sera era previsto un breve talk e una menzione speciale a cura dell’Osservatorio Giovani (OTG) dell’Università Federico II di Napoli ed una performance di un artista.

Il 17 Dicembre c’è stata la proiezione del documentario “Nimble Fingers” e una esibizione musicale cura di Damiano Davide alle tastiere accompagnata al violoncello da Cecilia Costanzo.
 
Il documentario Nimble Fingers è stato preceduto da una conversazione tra il regista Parsifal Reparato con Pietro Masina docente di Storia e Istituzioni del Sud-Est asiatico dell’Università L’Orientale di Napoli e Laura Valente del Corriere del Mezzogiorno per raccontare e fare un preambolo in maniera un po inusuale di un film che racconta le condizioni inumane in cui vivono le donne operaie di un villaggio vietnamita che producono a ritmi forsennati per accontentare le multinazionali in questo caso il marchio Canon.

Il documentario, pluripremiato dell’antropologo napoletano, giornalista e direttore della fotografia, Parsifal Reparato ha raccontato con sensibilità etnografica e denuncia politica la vita di Bay, 22 anni, che dai villaggi Muong è arrivata ad Hanoi per lavorare nelle fabbriche della Canon, indagando così la transizione del Vietnam verso una economia di mercato.

Bay, la protagonista è una delle “nimble fingers”, le “dita agili”, che a ritmi insostenibili lavorano nelle fabbriche dei più importanti marchi dell’elettronica e dei prodotti destinati ai circuiti globali del consumo tecnologico.

Il professore e il regista hanno raccontato i problemi che l’economia di mercato può portare dai ritmi forsennati ai costi umani sociali per accontentare sempre di più il consumatore e il profitto.

Costi sociali della giovanissima protagonista che fa parte della maggioranza di donne che compongono la classe operaia vietnamita impiegate nelle fabbriche di alta tecnologia che in media dopo 5 anni di lavoro abbandonano per motivi di salute per l’impossibilità a sostenere i ritmi aziendali per più di alcuni anni.

Il regista ha anche raccontato di aver chiesto i permessi per girare in fabbriche che non siano quelle statali ma di quelle private delle altre multinazionali presenti sul territorio non ha mai avuto i permessi.

Le aziende italiane e giapponesi hanno sempre rifiutato l’ingresso del regista a differenza dell’ambasciata italiana ad Hanoi che ha accettato di sostenere la distribuzione del film in Vietnam.

La morale della favola lo sfruttamento delle classi meno abbienti e raccontarlo attraverso la vita di una giovanissima operaia vietnamita.

Era possibile godere di una visita guidata a cura di Catacombe di Napoli, per chi voleva conoscere meglio la storia della Basilica di San Severo e del Figlio Velato, palcoscenico privilegiato del festival.

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