Il fotogiornalismo oggi, tra crisi e prospettive

Si sono svolte a Roma, nelle sale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, le due giornate del convegno promosso dalla Fondazione sul giornalismo italiano Paolo Murialdi e dalla SISF – Società Italiana per lo Studio della Fotografia, dal provocatorio titolo “Il fratello minore”.

Chi è il fratello minore? Lo spiega il resto del titolo: “Fotogiornalismo: virtù e crisi di una professione. Il caso italiano”. Lungo l’arco di tre sessioni i vari relatori hanno affrontato, ciascuno da un diverso punto di vista, il tema centrale dell’incontro: cosa voglia dire fare fotogiornalismo oggi, garantendo l’informazione, tutelando la professionalità del reporter, trovando un equilibrio tra le esigenze del pubblico e quelle degli editori (unici grandi assenti dal parterre), in un contesto come quello attuale dove si combina l’effetto del sempre minor numero di copie vendute, e della semplicità con cui chiunque può produrre un’immagine (grazie agli smartphone) e condividerla in tempo reale (attraverso le piattaforme social).

“Non esistono sguardi disancorati da una cultura”, una frase del grande fotoreporter Uliano Lucas (autore di un appassionato intervento nella prima sessione del convegno) citata nel suo intervento da Giovanna Calvenzi, photo editor, è già un ottimo punto di partenza per lo sviluppo della discussione: senza cultura visuale, senza un’educazione al linguaggio visivo, si forma un deficit di qualità sia da parte di chi produce immagini che da parte di chi ne dovrebbe fruire. Questo ce lo mostra chiaramente la storia del fotogiornalismo (oggetto del chiaro e sistematico intervento di Calvenzi), italiano e non solo; senza questo valore di fondo l’immagine rischia di essere solo un corredo del testo, una “decorazione”, per riprendere le parole dell’intervento di Renata Ferri (Caporedattore photo editor “Io Donna” del “Corriere della Sera”): “la decorazione è una male incurabile che deteriora la fotografia”.

Una delle sessioni più coinvolgenti è stata quella che ha visto per protagonisti il reporter Tony Gentile e l’avvocato Massimo Stefanutti, esperto in diritto d’autore: si è parlato della famosa foto di Falcone e Borsellino, di cui Gentile è autore, un’immagine che non riceve più alcuna tutela giuridica per colpa della normativa sul diritto d’autore, che oltre ad essere vecchia di suo (la legge è del 1941) si ispira a principi che risalgono al ‘700, distinguendo tra fotografie “semplici” e “opere dell’ingegno”, creando un’ambiguità enorme, e di fatto lasciando alla sensibilità dei magistrati la valutazione di ogni singolo caso: si fa sempre più pressante l’urgenza di cambiare una legge che non trova più corrispondenza con l’evoluzione del linguaggio fotografico e dei suoi usi.

Molto interessante anche il dibattito che ha visto protagonista Giovanni Fiorentino, Presidente della SISF nonché docente di Teorie e Tecniche dei media presso l’Università della Tuscia, Alberto Marinelli (Direttore Dipartimento CORIS, Università “La Sapienza”), il giornalista e scrittore Filippo Ceccarelli, ed Enrico Menduni, docente di Storia dei Media presso la “Universitas Mercatorum”, l’Università Telematica delle Camere di Commercio. Ci si è confrontati sui cambiamenti del linguaggio del fotogiornalismo in seguito all’avvento del digitale: le nuove tecnologie hanno prodotto la nascita di un confronto con nuove forme espressive, portando così il fotogiornalismo ad assumere nuove funzioni sociali. Nuove esperienze, nuove modalità di fruizione, contaminazioni di forme espressive generano un panorama nuovo e diverso, con il quale bisogna apprendere a fare i conti.

Il convegno si è sviluppato in armonia con i principi della SISF, puntando cioè a ragionare sui problemi della fotografia con una prospettiva storica, genealogica e culturale, ed ha visto susseguirsi una nutrita lista di relatori di prim’ordine, da Monica Maffioli (Vice Presidente SISF, storica e conservatrice) a Maurizio Molinari (direttore di “La Repubblica”), da Sergio Ramazzotti di Parallelozero al già citato Uliano Lucas, da Francesco Faeta (docente di Antropologia visuale presso l’Università “La Sapienza”)  a Bruno Manfellotto e Lirio Abbate de l’Espresso; da Michele Smargiassi, figura da sempre sensibile ed attenta alle evoluzioni del mondo della fotografia, a Roberta Valtorta, critica e storica della fotografia, autrice di un interessantissimo contributo volto a prendere in esame i cambiamenti intervenuti nei modi di esporre le fotografie di reportage, sino al progressivo e definitivo ingresso di queste ultime nelle gallerie e nei musei, e passando dalle esposizioni “semplici” a delle vere e proprie installazioni, volte a creare esperienze immersive e che stemperano sempre più il confine tra fotografia ed immagine.

Una due giorni intensa ed utile, che è servita per confrontarsi e fare il punto sulla condizione attuale del fotogiornalismo italiano, e che è auspicabile possa mettere in moto quei meccanismi e quelle dinamiche che aiutino una professione a ritrovare non il ruolo del passato – questo è impossibile – ma una nuova collocazione, proficua e sostenibile, in uno scenario sempre più distante da quelle che erano le convenzioni e le pratiche di un tempo.

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