“Tutto sua madre”, Gianluca Ferrato porta la commedia francese nei teatri italiani

Riprende la tournéè di “Tutto sua madre”, basato su da “Les garçons et Guillaume, à table!” di Guillaume Gallienne, lavoro teatrale del 2012 da cui è stato poi tratto un film (“Tutto sua madre”, appunto), premiato nel 2014 con 10 Nomination e 5 César dopo uno straordinario successo di pubblico e critica.

 

Si parte da Roma, dal palco del Teatro di Villa Lazzaroni, per poi approdare nei teatri di tutta Italia: Napoli, Trieste, Torino, Bologna, Palermo. Prodotto da Bistremila per la regia di Roberto Piana, con la traduzione di Anna D’Elia e l’adattamento drammaturgico di Tobia Rossi, “Tutto sua madre” – già andato in scena lo scorso anno al Teatro Quirino – è un monologo ottimamente interpretato da Gianluca Ferrato, che con perizia tecnica ed un grande lavoro sul corpo porta in scena, da solo, una galleria di personaggi, in primis il protagonista: quel Guillaume che già nel titolo teatrale originale (“Ragazzi e Guillaime, a tavola!”) viene discriminato rispetto ai fratelli, i ragazzi del titolo, che invece sono “maschi, belli, e testosteronici”, per usare le parole del regista.

Timido, sensibile, fragile, Guillaume non risponde ai canoni standard del machismo, e finisce così per essere considerato omosessuale. E’ da questo equivoco che il testo si sviluppa mostrando, grazie all’efficace trasformismo di Ferrato, le vicissitudini e le amarezze di un ragazzo, poi uomo, che venera la madre, teme il padre, e vive la ricerca di una sua identità.
Tra dissidi familiari, viaggi all’estero, inquietanti esperienze in locali gay, Guillaime percorre i sentieri di un’esistenza complicata ma con con candore e leggerezza, portando il pubblico a ridere, ma soprattutto a riflettere sul peso dei condizionamenti familiari, sulle difficoltà di chi cerca di farsi accettare per quel che gli altri si aspettano, prima ancora che per il proprio vero sé.

Guillaume si dichiara donna (“Sono una donna, e mi piacciono gli uomini: più eterosessuale di così!”), le ammira, e questo percorso consente di mettere in mostra una galleria di personaggi esilaranti (una ballerina andalusa, una zia alcolista, una nonna svampita ma non troppo), fino al colpo di scena finale, che non riveleremo: quasi un incidente di percorso, un coming-out al contrario, che aiuterà Guillaume a (ri)trovare se stesso, ma non del tutto a chiarire l’equivoco con la madre: perché anche di fronte all’evidenza dei fatti, l’innominata genitrice liquiderà il tutto con una battuta, ostinatamente fedele al pregiudizio familiare ormai inscalfibile.

 

A proposito del Teatro Villa Lazzaroni:

Situato nell’omonima villa storica del quartiere Appio-Latino, grazie all’affidamento in concessione promosso dal Municipio Roma VII, ha finalmente riaperto lo scorso 5 giugno dopo circa 15 anni di chiusura e molteplici interventi di restauro. Si tratta di uno stabile costruito negli anni ’60, originariamente una chiesa, poi convertito in teatro negli anni ’80.
Il Comune ha affidato al gestore la programmazione per 12 anni, secondo una convenzione che prevede una gestione diretta e un canone che verrà versato al Comune da Fondamenta La Scuola dell’Attore/Teatro e Teatri, ente di formazione artistica e impresa di produzione teatrale riconosciuta dal MiC, che ha vinto il bando comunale per l’assegnazione degli spazi.
Sotto la Direzione Artistica di Giancarlo Sammartano, il Teatro Villa Lazzaroni vuole caratterizzarsi come presidio culturale e Teatro di Comunità, mettendo in condivisione uno spazio multidisciplinare e interculturale, promuovendo le nuove espressioni artistiche di giovani talenti, e favorendo il raccordo tra il prodotto artistico e il mercato culturale. Altri obiettivi sono il promuovere percorsi di inclusione sociale e stimolare le abitudini e i riti del consumo culturale della collettività cittadina, sulla base di una concezione della cultura che la veda come atto formativo e non soltanto ricreativo: evitando, dunque, di sposare la logica del “grande evento”, e respingendo l’idea che gli spazi culturali siano riservati solo alle classi più abbienti di una comunità.
Da segnalare anche che accanto alla sala teatrale è ora a disposizione la Sala Marco Aurelio, una bottega creativa dedicata a percorsi di animazione per bambini e formazione per educatori, animatori e insegnanti curati dall’Associazione Culturale Il Flauto Magico.

 

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