“La guerra dimenticata” alla Fondazione Valenzi

Si è inaugurata nella sede della Fondazione Valenzi al Maschio Angioino di Napoli la mostra fotografica “La guerra dimenticata. A 30 anni dal conflitto in Bosnia” di Mario Boccia.
Nell’ambito nel progetto #CriticaMente, che vuole raccontare all’interno di programmi didattici, temi centrali come il contrasto del conflitto etnico, la propaganda razzista, la denigrazione dei gruppi sociali.

La mostra consiste in una raccolta di 24 fotografie scattate durante la guerra nel lungo assedio di Sarajevo dal 92 al 96 dal fotografo Mario Boccia raccontate dallo stesso autore ad una platea di adolescenti accompagnati dai loro insegnanti di fotografia e di materie tecniche.

E’ stata una delle più cruente degli ultimi decenni con un bilancio di 100.000 morti 2 milioni di soldati.
Il fotografo ha raccontato con dovizia di particolari le singole fotografie con una abilità a cercare il soggetto come se lo conoscesse da anni.
I soggetto sono bambini, mercati di frutta che raccontano la povertà, la miseria, le difficoltà quotidiane in un periodo dove il mercato nero la fa da padrone e non c’è nulla da mangiare.

Una cosa che mi ha colpito è la capacità del fotografo di interagire con sorrisi e con empatia con la persona ritratta, bambini, persone che manifestano all’interno di un concerto, e da testuali parole, non ha voluto mostrare la crudeltà della guerra con persone decedute ma raccontare le difficoltà che si incontrano in un contesto così particolare.

Un concerto a Sarajevo, una bambina che ha fatto un corso di computer, una con alle spalle uno sfondo massacrato di proiettili che però continua a sorridere, il fotografo è stato capace di farla sorridere probabilmente è il risultato di un dialogo, di un racconto, di una immedesimazione con cui l’autore ha lavorato, ha raccontato che ha provato a venderla ma non gliel’hanno accettata in quanto la ragazza sorrideva.
In un’altra immagine il disastro delle bombe all’interno di una biblioteca o di una ragazza che scappa insomma le persone vengono raccontate con una umanità molto presente, non sono estranei ma vengono inseriti all’interno di un contesto con un filo, un legame tra la persona che scatta e quella ritratta.

L’autore non è certamente nuovo a questi contesti, ha raccontato scenari di guerra e di povertà in tutto il mondo anche se non ama essere definito fotoreporter di guerra.

Questa iniziativa della Fondazione Valenzi in collaborazione con istituti scolastici nasce dalla voglia di raccontare un trentennale ad una platea di ragazzi accompagnati dai loro insegnanti per far scuotere in loro la coscienza, trovarsi di fronte uno scenario così particolare di una guerra, rovine, distruzione che dovrebbe far maturare in loro una coscienza civile.
Far vedere loro cosa succedeva 30 anni fa e quindi paragonare una guerra fatta con altri strumenti senza tecnologia senza internet con una fotografia analogica per potersi poi rapportare ad un’epoca recente, un’epoca in cui la parola guerra purtroppo è tornata a solcare la quotidianità con notizie ed immagini.

La mostra rimane aperta fino al 10 novembre, dal Lunedì al Venerdì.

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