Macbeth: follia e sete di potere in scena al Cometa Off di Roma

A 400 anni dalla pubblicazione, il Macbeth di William Shakespeare continua ad affascinare il pubblico di tutto il mondo: è una delle sue tragedie più famose (e la più breve), ma soprattutto una delle più complesse, feroci ed inquietanti.

I temi dell’ambizione, della sete di potere, dei sensi di colpa, sono attuali oggi come allora, e questo spiega la potenza ed il fascino di questo dramma, frequentemente rappresentato in tutto il mondo nonché alla base di numerosi adattamenti cinematografici.

Tradotto, adattato e diretto da Alessandro Sena, questo Macbeth apre la nuova stagione del Teatro Cometa Off a Testaccio e si affida ad una solida squadra di nove attori (in ordine alfabetico: Stefano Antonucci, Luca Basile, Alessandra Cosimato, Mariné Galstyan, Clara Morlino, Vittoria Rossi, Emanuele Salvati, Francesco Sgrò ed Emanuele Vircillo), per una messa in scena rigorosa nel rispetto dello spirito del testo, ma innovativa ed originale nell’accompagnamento musicale, nella scelta degli oggetti di scena, nella scelta di una scenografia minimalista ed essenziale: l’attenzione dello spettatore si catalizza dunque sui dialoghi e sui movimenti degli attori, man mano che la terribile vicenda si dipana.

Macbeth, sobillato dalla moglie, sedotto dall’ambizione e dalla bramosia, trucida chiunque si frapponga tra lui ed il potere, sino a perdere ogni traccia di umanità, finendo con l’essere vittima dell’incapacità di sopportare il senso di colpa. Sono la follia e la morte le uniche vie di uscita per i due protagonisti, che pagano con la vita il loro essere ostaggi di una smisurata ambizione mai soddisfatta; un’ambizione che anziché condurre all’appagamento non fa altro che tormentare la coppia regnante, spingendo entrambi sempre più verso l’efferatezza e l’assenza di ogni scrupolo morale.

C’è, in chiusura, un messaggio di speranza. Un appello – quanto mai attuale ed urgente – alla tolleranza, al rispetto, all’umanità ed alla ricerca del bene. La catarsi del testo originale viene dunque arricchita da un elemento di natura contemporanea, che attualizza con questo intelligente innesto una messa in scena che, già nella scenografia, deliberatamente evita ogni precisa connotazione geografica e temporale. Perché le ambizioni, i conflitti e le vittime del mondo di Macbeth non sono esclusivi della Scozia del ‘600: sono ancora oggi intorno a noi, e vanno contrastate oggi come allora.

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