Polarizzazione e comunicazione persuasiva: il dibattito online di Senago Sicura

Giovedì 3 febbraio, sfidando la terza puntata di Sanremo, la lista civica Senago Sicura ha organizzato un interessante dibattito, moderato da Francesca Fava, che ha visto relatori la giornalista Katiuscia Laneri e lo psicologo- spicoterapeuta Stefano Scatena, insieme ad altri interventi di spessore.

Don’t confuse me with facts, I’ve already made up my mind” (trad.: Non confondermi con dei fatti, ho già deciso come la penso) è un’espressione inglese che può essere applicata ormai a qualunque contesto e qualunque latitudine.

Lo svilimento di cui è stata vittima la professione giornalistica – nella pochezza delle retribuzioni, nello scarso riconoscimento della professionalità e dell’esperienza, nella poca cura con cui le notizie vengono trovate, verificate e poi veicolate – ha portato ad un forte abbassamento della qualità dell’informazione, un calo che il pubblico più attento ha inevitabilmente percepito.

D’altro canto, la diffusione di Internet e dei social network, unita ad una singolare interpretazione dell’espressione “uno vale uno” (intesa nel senso di “l’opinione di chiunque su qualunque cosa vale quanto quella di chi quella cosa l’ha studiata”, una solenne sciocchezza), ha portato ad un proliferare di (sedicenti) giornalisti, opinionisti, influencer, blogger e chi più ne ha più ne metta; figure che sui relativi siti, portali e blog inondano la rete di post e di pseudonotizie, spesso fake, frutto di condivisioni incontrollate, copia e incolla seriali portati avanti senza verifica in una corsa ad acchiappare quanti più like e condivisioni possibile.

E’ di questi problemi e di queste dinamiche patologiche che si è parlato in occasione del dibattito online “Comunicazione persuasiva e polarizzazione della politica”, organizzato giovedì 3 febbraio dalla lista civica Senago Sicura, moderato da Francesca Fava e che ha visto come relatori Katiuscia Laneri, giornalista, e Stefano Scatena, psicologo e psicoterapeuta.

“La cultura è una cosa seria, promuoviamo la cultura in tutte le sue forme. Torniamo a dare valore al merito e alla competenza, e coltiviamo l’educazione e il rispetto. Queste sono le basi per una buona società, ricca di valori e di contenuti.” E’ questo il principio di fondo che informa l’azione di Senago Sicura, e che è stato lo spunto per la nascita di questo dibattito.

I giornalisti hanno tantissime regole da rispettare. C’è un codice deontologico cui rifarsi, c’è la carta di Treviso che disciplina il rapporto tra l’informazione ed il mondo dell’infanzia, c’è una prassi professionale da seguire. Essere giornalista non significa pubblicare qualcosa su un blog o su una pagina Facebook, bensì svolgere una professione con rigore e competenza. Si arriva al paradosso che i giornalisti godono di pessima reputazione – alcuni hanno persino ricevuto minacce verbali o aggressioni fisiche -, però poi, se a pubblicare notizie false è un giornalista, rischia una sanzione e la radiazione dell’albo professionale; mentre se a farlo è un blogger qualunque non gli accade nulla” ha affermato nel suo intervento Katiuscia Laneri.

L’altro aspetto del problema è la polarizzazione delle opinioni: “Se non pubblichi quello che io voglio leggere o sentirmi dire, allora non sei un bravo giornalista, sei un prezzolato al soldo degli altri” è un atteggiamento molto diffuso nel pubblico, citato da Katiuscia Laneri riferendo un dialogo con il collega Filippo Golia, giornalista del TG2. Ed in questo approccio gli “altri” possono essere chiunque: comunisti o fascisti, sindacati o poteri forti, multinazionali farmaceutiche o lobby delle medicine alternative… Vengono meno le sfumature, le posizioni intermedie, e quello che è stato forse il principale dono della cultura della Grecia classica a tutti noi: la propensione e la capacità al dialogo, alla riflessione, all’analisi critica dei problemi. Viceversa si insegue la polarizzazione, l’appiattimento su posizioni contrapposte ed immutabili, sfruttando anche fenomeni psicologici come la sottomissione ed il conformismo; ed attraverso diverse strategie comunicative che si rivolgono a specifici “micro-target” di pubblico, vengono veicolati messaggi ad hoc, quasi “sartoriali” per citare Scatena, così da soddisfare le aspettative dei vari segmenti di audience. Segmenti ai quali diventa così possibile “vendere” un politico, come se fosse un vero e proprio prodotto.

In Italia il Movimento 5 Stelle è stato il primo ad adottare questa linea, poi seguito con altrettanto successo dalla Lega di Salvini – ha riferito il dottor Scatena -. Grazie a questo determinato tipo di comunicazione sui social, l’algoritmo che governa Facebook presenta agli utenti solo le notizie che gli utenti vogliono leggere, creando così delle bolle informative, cioè delle situazioni in cui i contenuti dei social e dell’informazione sono completamente diversi a seconda della persona destinataria. Vengono proposte solo notizie che confermano le opinioni e le aspettative di chi legge, e questo è un fenomeno molto pericoloso. Le terribili scene che abbiamo visto negli USA a Capitol Hill dopo l’elezione di Biden sono una conseguenza di questo stato di cose. Invece, l’ascoltare opinioni contrastanti e l’abituarsi alla riflessione critica sono elementi essenziali per il corretto formarsi di una società davvero moderna“.

In questo scenario diventa complicato informarsi, perché se si va su Internet o sui social si capita quasi sempre solo su risorse schierate e polarizzate: “nella dimensione dei social è frequente trovare riportate notizie completamente fuori dalla realtà – aggiunge lo psicologo -. Credo invece che sarebbe opportuno affidarsi ai canali ufficiali, mainstream, seguendoli un po’ tutti. E’ innegabile che ciascuno di loro ha una sua connotazione , non mi aspetto certo che il TG3 sia la fotocopia del TG4 o viceversa, ma, almeno, i fatti in quanto tali vengono riportati. So che questa può essere vista come una risposta impopolare, che non piacerà a molti“.

Non ci vuole nulla ad aprire un blog e scrivere qualsiasi cosa, ma fare il giornalista è ben altro“, ha evidenziato Gennaro Pasquariello (giornalista e musicista).

Il valore della competenza, dell’esperienza è qualcosa che deve essere difeso in primis dai giornalisti stessi, svolgendo la loro nobile, fondamentale professione con serietà e rigore, non a caso definita come il “quarto potere” da oltre due secoli; professione che oggi deve ancora apprendere come rapportarsi alla pervasiva presenza dei social, ormai un vero e proprio sostituto della televisione e fonte di informazione primaria per una larga fetta del pubblico.

Pubblico che però, come evidenziato durante il dibattito da Jenni De Giglio (specialista della comunicazione), “deve a sua volta fare la sua parte: accettare di mettersi in discussione e di sottoporre la propria opinione ad una analisi che sia quanto più oggettiva e neutrale possibile, affidandosi a dati certi forniti da professionisti della comunicazione”.