Vite ordinarie al Premio Napoli

Alla Fondazione Premio Napoli, presso Palazzo Reale, Maurizio De Giovanni e Titti Marrone hanno presentato martedì il libro “Vita ordinaria di una donna di strada” di Maria Pia Ammirati (direttrice di Rai Fiction), alla presenza del padrone di casa, il direttore della Fondazione “Premio Napoli” Domenico Ciruzzi e Marcella Vitiello che ne ha letto alcuni brani.
Siamo in una povera campagna a nord di Bucarest, Nadia ha sedici anni, è bellissima, scopre il sesso, ma lo scopre dalla parte sbagliata, prima viene venduta come promessa sposa, poi viene ceduta a “protettori” brutali e feroci.
Unico modo per salvarsi è mantenere freddezza e controllo, e abituarsi all’intimità dei corpi degli altri con lo stesso distacco del chirurgo, arriva il salto di qualità, una casa chiusa in Germania.
Scopre l’abbandono affettivo e fisico con una donna, sa che per salvarsi non dovrebbe mai perdere il controllo, eppure accade, si innamora.
È vero che i demoni della sua Romania notturna e sulfurea sono sempre più lontani, ma ora a giocarsela a sorte sono i ben più pericolosi demoni della psiche.
Su questo argomento solo le nazioni unite riescono a fare un quadro di quanto la tratta delle schiave e la prostituzione siano un fenomeno di proporzioni enormi e l’autrice riesce con freddezza a raccontare la discesa agli inferi della protagonista.
Il libro parla di silenzi inaccettabili e di grandi solitudini, tra la protagonista e i suoi carnefici.
Secondo de Giovanni “la vita ordinaria” è intrisa di miseria, chi l’ha conosciuta difficilmente riesce ad affrancarsi purtroppo rimane impressa nella memoria anche se ne sei uscita.
“Io mi sono chiesto romanzo se Nadia sia predestinata a fare la prostituta oppure no, cerca in tutte le maniere di uscirne ma non ce la fa e la sua memoria continua costantemente a terrorizzarla”.
Secondo l’autrice Nadia è un personaggio molto complesso, a tutto tondo, ha avuto una gestazione lunga e difficile, visti gli argomenti trattati, perché nel profondo di questa storia avventurosa, la protagonista racconta l’ordinarietà.
“Anche io mi sono fatta la stessa domanda, ovvero se sia l’ineluttabile destino per cui era predestinata a fare la prostituta, potrebbe sottrarsi al proprio destino ma non lo fa”.
“Questo libro vuole raccontare il mondo della prostituzione, ragazze dell’est che non conoscono pulizia e ordine vengono instradate dai loro aguzzini che si arricchiscono sia con loro che col traffico della droga, hanno conosciuto profondamente la povertà e quel lavoro è l’unico sbocco per uscirne”.
“Molti anni fa mi è venuto il desiderio di capire cosa si nascondesse dietro questo mondo oscuro che cela 50 milioni di persone, per la maggiore parte ridotte in schiavitù, ma anche se si tratta di un’opera di finzione la narrazione nasconde molte esperienze vere”.
Secondo la critica letteraria con “Vita ordinaria di una donna di strada” l’autrice ha compiuto un viaggio freddo e viscerale nel cuore oscuro dell’Europa della prostituzione.