Valentina Olla in scena con…Rita Levi Montalcini (VIDEO)

Si chiama “Rita, un genio con lo zucchero filato in testa”, ed è uno spettacolo scritto da Sabrina Pellegrino e da Valentina Olla, che ne è anche interprete insieme a Marco D’Angelo. La Rita del titolo è Rita Levi Montalcini, neurologa, accademica e senatrice a vita italiana, Premio Nobel per la medicina nel 1986 scomparsa nel 2012.


La pièce ha debuttato a gennaio 2020, ed è tornata in scena al Teatro Marconi di Roma il 25 Luglio, per la regia di Sabrina Pellegrino, sotto la direzione musicale del Maestro Claudio Junior Belli, con la consulenza musicale di Stefano Volpes e le coreografie di Valentina Varone; scene e costumi sono di Graziella Pera.

“Sono molto felice di portare a Roma questo spettacolo che ha debuttato a gennaio 2020, quindi prima che tutto iniziasse: riprenderlo in mano, affrontare gli argomenti che tratta, con la speranza che infonde negli animi, e con una serie di chiavi di lettura che fornisce per quelle che sono le umane vicende, mi ha emozionato tantissimo e mi auguro di trasferire queste emozioni agli spettatori, e soprattutto ai ragazzi; spero, infatti, ci sia un pubblico anche di giovani perché sono convinta possa essere uno stimolo per loro, ma anche per le donne, o per tutti coloro che in questo momento hanno un accesso difficile al mondo del lavoro e al mondo della cultura. – spiega Valentina Olla.

Giocando sul piano della ricostruzione di un’esistenza, il lavoro mette in scena una protagonista che ha il compito di scrivere un testo sulla vita della Levi Montalcini; da lì inizia un percorso di esplorazione e ricostruzione della memoria, ripercorrendo interviste, articoli, dichiarazioni, premi, vittorie e sconfitte; sono le voci e le parole della Montalcini stessa, così come di sua madre o della sua sorella gemella, a comporre nella mente dello spettatore un ritratto allo stesso tempo vicino e lontano della scienziata, facendogli rivivere i tempi bui delle leggi razziali e delle discriminazioni (grazie all’efficace contributo di Marco D’Angelo, qui in un ruolo drammatico all’inizio, e poi in una sorprendente apparizione nel finale), le gioie agrodolci del Nobel, le riflessioni su una vita dedicata alla ricerca con l’inevitabile prezzo da pagare sul piano personale.

Il meccanismo drammaturgico funziona bene: il testo è fluido e compatto, la Olla recita, canta e balla senza risparmiarsi, mettendo tutta la sua tecnica ed il suo talento al servizio di un personaggio che entra ed esce da identità altrui, che non è lì per dirci molto di sé ma che esiste in funzione del personaggio di cui cerca di raccontarci, recuperandola, la vita. E’ di fatto un monologo, composto di più voci a seconda dell’Altro in quel momento in scena; tra indagine e ricordo, tra discorso diretto e citazioni, la Olla arriva alla fine a disegnare una solida rappresentazione della Montalcini e soprattutto dei suoi principi e dei suoi valori, declinandoli in chiave di attualità, offrendoli oggi, specie al pubblico più giovane, come uno sprone: “nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva.”

 

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