Ferentino, città della rinascenza

Gran parte del patrimonio archeologico italiano si trova nei piccoli comuni. E tra questi, uno dei più significativi è quello di Ferentino, in provincia di Frosinone: siamo nel cuore della Ciociaria (così chiamata per le cioce, le caratteristiche calzature già in uso in epoca romana), una città che si presenta come un vero e proprio Eco-Museo, con ben 26 siti archeologici. Un Press Tour organizzato da Archeoclub d’Italia è stata l’occasione per una visita interessante ricca di arte, cultura e storia.

Da lontano Ferentino si presenta imponente, circondata da un circuito murario di quasi due chilometri e mezzo, risalente ai Pelasgi, civiltà fiorita quasi mille anni prima di Roma; le mura pelasgiche sono costruite con una pietra calcarea che gli antichi chiamavano silex, e basta osservarne gli strati per compiere un vero e proprio viaggio nel tempo: nella parte inferiore, risalente al IV sec. a.C., i massi sono incastrati tra loro senza malta; nella fascia mediana (II secolo a.C.) i massi sono più regolari; infine c’è una terza fascia, quella medievale.

Porta Sanguinaria

E dove ci sono mura, ci sono, necessariamente, porte: quelle di Ferentino sono tante, e poiché più sono le porte più è difficile difendere una città, la loro abbondanza ci fa capire che avevano una funzione più monumentale che strettamente difensiva. Si è soliti partire da Porta Montana, elegante punto d’ingresso della città; ma la più importante è Porta Sanguinaria. “Si trova a sud della città e guarda verso est”, ci dice Antonio Ribezzo (Presidente della sede di Ferentino di Archeoclub d’Italia). “Nel nome ci sarebbe l’eco di cruente battaglie, avvenute nei pressi della porta, o il ricordo del percorso dei condannati a morte, che dalla porta uscivano per essere giustiziati nella sottostante Aia del Monticchio.”

Altrettanto suggestiva è Porta Casamari: costruita con due archi a tutto sesto, si innesta sul muro di cinta, secondo il sistema difensivo delle omeriche Porte Scee o Sinistre; porte, cioè, che facilitavano la difesa della città, visto che i soldati arroccati sulle mura che costeggiavano la strada di accesso alla porta potevano ostacolare efficacemente la salita degli assalitori, che offrivano il braccio destro, privo della difesa dello scudo. E poi ancora Porta Pentagonale, Porta Stupa…

Porta Casamari

Poco oltre Porta Montana, ci accoglie subito il Palazzo dei Cavalieri, residenza di frati cavalieri detti Gaudenti, il cui ordine fu istituito da Papa Urbano IV (1261-1264) per la difesa della religione e del buon vivere civile. E subito dopo il Mercato Romano coperto, risalente al I secolo a.C., uno dei primissimi modelli di mercato coperto.

Mercato romano

Il sito che più di ogni altro presenta traccia dell’evoluzione di Ferentino dalla cultura degli Ernici (l’antica popolazione italica che fondò la città) a quella romana e cristiana è sicuramente l’Acropoli, opera difensiva e luogo di osservazione militare, costruita nello stesso periodo del Mercato Romano Coperto, con il caratteristico travertino ferentinate, ed il suo criptoportico, dove secondo la leggenda fu imprigionato Sant’Ambrogio, martire e patrono della città.

Acropoli

La Ferentino cristiana pure presenta elementi di notevole interesse: si va dalla Basilica Cattedrale, che è in stile romanico, collocata sul piazzale dell’Acropoli, alla chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita in stile gotico-cistercense dai monaci seguaci di San Bernardo; senza dimenticare la chiesa di Santa Lucia, del IX-X secolo a.C.: collocata nella zona più antica della città, offre alcuni affreschi ed una cripta dedicata a San Biagio, vescovo e martire armeno. Le vicende del Cristianesimo si sono intrecciate più volte con quella della città, tradizionalmente “ghibellina” in contrapposizione alla vicina e “guelfa” Anagni. A Ferentino fu sepolto inizialmente Celestino V (compatrono della città), che vi aveva fondato il Monastero di Sant’Antonio Abate.

Epigrafe

Un’altra vicenda densa di valore storico è quella del Programma Alimentare messo in campo dall’Imperatore Traiano per tutelare il futuro dei bambini, e la cui importanza è testimoniata da un’epigrafe del Senato romano di Ferentino del 101 d.C. L’epigrafe si trova al Museo Archeologico di Firenze, ma grazie ad una copia fatta realizzare da Archeoclub d’Italia è ora possibile ammirarla anche nella città in cui ha avuto origine. Fu inviata dal Senato di Ferentino al Magistrato Tito Pomponio Basso per essere custodita nella sua abitazione romana sul colle Quirinale.

Archeoclub Ferentino ha voluto effettuare un’ampia ricerca sull’epigrafe, al fine di approfondirne i contenuti: essa  è infatti testimonianza di una iniziativa dell’imperatore che corse in soccorso dei tanti fanciulli privi di sostentamento. Traiano portò avanti infatti un complesso programma alimentare a favore delle città d’Italia con il preciso fine di incentivare l’attenzione su due aspetti : coinvolgere i proprietari dei fondi, e intervenire in modo assistenziale verso i fanciulli dei municipi italici. Con il programma alimentare, l’Imperatore volle dare un futuro ai bambini che sarebbero divenuti gli uomini del domani, garantire il continuo succedersi delle generazioni e stabilità demografica, ed in definitiva conferendo “aeternitas” all’Italia. Non è un caso che, dopo di lui, ogni nuovo Imperatore ricevesse il seguente saluto augurale dal Senato: “Possa tu essere più fortunato di Augusto e migliore di Traiano”.

Teatro Romano

Non si può, infine, concludere una visita a Ferentino senza soffermarsi dinanzi al Teatro Romano, che tra l’altro è uno dei 5 progetti di restauro approvati su scala nazionale nell’ambito del piano strategico ‘Grandi progetti beni culturali’ varato dal Ministero per i Beni e le Attività Cuturali e per il Turismo. Risale all’epoca di Traiano e del successivo imperatore Adriano, vanta 54 metri di diametro e si stima potesse contenere circa tremila spettatori. Fu scoperto nel 1921 e non è ancora stato portato completamente alla luce.

“Il progetto ha come obiettivo il recupero dell’intera area, lo scavo e la messa in luce della rimanente parte del Teatro attualmente interrata ed il suo conseguente restauro”, spiega l’architetto Claudio Lo Monaco, Consigliere Nazionale di Archeoclub d’Italia, Delegato ai Beni Ecclesiastici e Liturgici. “L’intervento progettuale consisterà nel recupero dell’Ima cavea ben individuabile per i resti delle gradinate originarie, e nelle parti mancanti si potranno ricostruire le gradinate in quanto il centro geometrico delle stesse è perfettamente individuabile.”

Testamento

Poco fuori dalle mura cittadine, infine, Ferentino ci congeda con un altro, sorprendente monumento: il Testamento di Aulo Quintilio Prisco, fatto erigere nel II secolo d.C.: l’epigrafe è scolpita nella viva roccia, un masso di pietra calcarea alto 2,40 metri e largo oltre due metri e mezzo. L’iscrizione è di carattere onorario e di notevole interesse giuridico; è la memoria di un magistrato locale, appartenente alla tribù Palatina, vissuto nella prima metà del II sec. d.C di nome Aulo Quintilio Prisco, che lasciò in eredità alla città di Ferentino i suoi beni immobili, e stabilì che ogni cinque anni, nel giorno del suo compleanno, una parte delle rendite dei suoi beni venisse elargita al popolo.

Un altro gesto di amore verso la comunità, più piccolo e personale rispetto ai provvedimenti del magnifico Traiano, ma come proprio la città di Ferentino dimostra, si può essere “piccoli” e tuttavia lasciare un segno importante nella storia; e rendersi così perpetui ed eterni nel ricordo di chi verrà, secoli dopo, a percorrere quegli stessi luoghi.

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