A Napoli il corteo funebre dell’economia italiana

Il funerale dell’economia italiana, con tanto di bara avvolta nel tricolore portata in spalla, è  stata la singolare protesta andata in scena a Napoli in coincidenza del giorno in cui tradizionalmente in tutta Italia avviene la commemorazione dei defunti.

La protesta, molto sponsorizzata sui social dove è avvenuta la diffusione di un’iconica locandina a forma di necrologio, ha radunato imprenditori, liberi professionisti e esponenti delle più disparate categorie colpite dalla crisi sociale.
“O ci ascoltate o rischiate le quattro giornate”, il cartellone alla testa del corteo , è un ultimatum quasi inneggiante lo spirito partenopeo rivoluzionario,  per celebrare un inquietante e provocatorio “funerale”.
“In questa piazza ci sono persone per bene –  dice Francesco Amodeo, uno degli organizzatori della protesta, tante categorie presenti , piccoli imprenditori in difficoltà che vengono da tutta Italia. Nessuno nega l’emergenza sanitaria, ma la soluzione non può essere un economicidio”.
Una delle soluzione che propone, è riservare una parte della cifra che il Governo stanzia per le guerre allla sanità che si trova in emergenza.
“Una richiesta – ha spiegato lo scrittore – che non può portare a un blocco totale né parziale delle attività”.
Tra i partecipanti c’era un po’ di tutto: commercianti messi in ginocchio dall’ultimo dpcm, critici contro le misure adottate da Vincenzo de Luca e anche i negazionisti senza mascherina. Qualche rappresentante sindacale, sostenitori di terapie alternative, qualche “predicatore” della domenica, ma il cuore pulsante della manifestazione sono state le partite iva, che oltre al dissenso per le misure poste in essere per far fronte all’emergenza hanno manifestato l’intenzione concreta di non effettuare i pagamenti cadenti a novembre.

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